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di Amedeo Pisciolini

“Scoperte vertebre di squali di 113 milioni di anni fa nelle marne del Nerone”. A raccontarlo è il ricercatore di Secchiano (Cagli) Paolo Faraoni esperto della paleontologia del territorio e autore di diverse pubblicazioni. “I reperti fossili trovati conservati nel museo paleontologico di Apecchio dal curatore Domenico Bei e riguardante dei resti vertebrali di uno squalo del Cretaceo Inferiore – dice Faraoni- sono stati recentemente analizzati dal A-Team in collaborazione con l’Università di Torino e l’UOSD diagnostica del Policlinico Umberto I, e appena avuta la certezza di cosa si trattava hanno pubblicato una settimana fa,  sulla prestigiosa rivista Cretaceous Research l’articolo: ‘Vertebre lamniformi della Marna Aptiano-Albiana a Fucoidi del Dominio Umbria-Marche (Italia Centrale’. Il nostro territorio si dimostra sempre di fondamentale importanza per le nuove scoperte paleontologiche – aggiunge Faraoni – la documentazione fossile di squali elasmobranchi era essenzialmente rappresentata da denti isolati a causa dell’elevato potenziale di fossilizzazione di componenti dentali dure. Gli elementi scheletrici cartilaginei, anche se mineralizzati, sono molto difficili da conservarsi, ora considerando la relativa scarsità di resti vertebrali di squalo nella documentazione fossile, il materiale rappresenta un’importante fonte di informazioni per la paleobiologia del dominio umbro-marchigiano dell’Italia centrale durante il periodo Cretaceo. Gli studiosi che hanno analizzato i resti delle vertebre degli squali di Monte Nerone sono Marco Romano, Paolo Citton, Angelo Cipriani, Simone Fabbri, Ferdinando Spanò, Giuseppe Marram e, Giorgio Carnevale”. “Una scoperta questa – continua Faraoni – che riportata su una importante rivista scientifica come è questa del Cretaceous Research, dà visibilità alla paleontologia del territorio e per questo dobbiamo ringraziare anche il curatore del museo di Apecchio Domenico Bei che si è sempre prodigato per arricchire di reperti il museo”.

“La paleontologia del territorio – conclude Paolo Faraoni –  è stata studiata fin dalla metà dell’800 da numerosi ricercatori italiani ed esteri, numerose sono le pubblicazioni prodotte negli anni e tutt’ora le scoperte si susseguono a ritmi importanti, l’ultima questa del museo di Apecchio. In cantiere ci sono progetti interessanti che prenderanno piede nel corso dell’anno, pandemia permettendo. A breve pubblicherà un nuovo libro che ricorderà il professor Federico Venturi dell’Università di Perugia deceduto a giugno dello scorso anno e che per tanto ha studiato le ammoniti dell’Appennino umbro-marchigiano”. Il Museo dei Fossili e Minerali del Monte Nerone è nato oltre venticinque anni fa allorché si decise di raccogliere le varie collezioni private di fossili e minerali (Bartolucci, Bei e Paleani), nei restaurati sotterranei di Palazzo Ubaldini. Da allora, grazie all’apporto volontario di alcuni cittadini: Domenico e Leonello Bei, Don Graziano e Stefano Bartolucci, Romeo Caselli, Basilio Olivieri e Antonello Collesi, il Museo espone oltre duemila pezzi di notevole pregio scientifico oltre che estetico, alcuni di questi unici come l’Hybopeltoceras Paviai. In questi ultimi anni, l’amministrazione comunale ha rivolto particolari attenzioni verso il Museo per quanto attiene la sistemazione della struttura. Il museo si trova nei sotterranei del Palazzo Ubaldini, ricco di storia e di tradizioni.

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