Le recenti tragedie, occorse casualmente entrambe nel territorio di Cagli, portano alla luce l’inadeguatezza del sistema di emergenza sanitaria nei territori dell’entroterra pesarese.Non sono in grado di giudicare se quelle persone si sarebbero potute salvare o meno, anche il fato gioca la sua parte.
Ma la graduale ed inesorabile chiusura degli ospedali, ed il depotenziamento dei servizi sanitari nelle aree interne, hanno indubbiamente reso il nostro territorio fragile e vittima di scelte politiche che hanno concentrato i servizi sulla costa penalizzando enormemente le aree interne.
Le ambulanze sono poche per un territorio così vasto e con tempi di percorrenza spesso biblici per raggiungere Urbino, ospedale di riferimento.
A tutto ciò poi si somma la mancanza di medici del 118.
Ho riscontrato che anche domenica notte (ieri) la Potes di Fossombrone era sprovvista del medico, e sarebbe potuto accadere nuovamente quanto accaduto a Cagli.
Morire senza la certezza che un medico possa assisterci nei tempi dovuti non è degno di un paese civile.
Mi chiedo come sia possibile che solo 3 medici assegnati alla Potes 118 di Fossombrone possano garantire l’assistenza tutti i giorni 24 h su 24.
Già dal 1°aprile 2021 questi medici saltano i riposi in barba a quanto stabilito in termini di recupero psico-fisico sia dalla Comunità Europea che dal nostro Stato.
È ora di svoltare, è ora del cambiamento:
la vita e la salute sono un bene primario che la Costituzione difende e promuove su tutti il territorio, senza distinzione tra costa ed entroterra.
I sanitari sono i primi a metterci la faccia e la volontà perché tutto il sistema regga, e sempre loro sono i primi ad essere messi sotto la lente di ingrandimento in caso di eventi avversi.
Ma non sono loro però che debbono rispondere delle mancanze della politica e della dirigenza.
Fossombrone avrà ancora altre giornate in cui il medico non sarà presente sull’ambulanza ed i nostri concittadini non possono giocare la loro salute alla roulette russa sperando di avere la fortuna, che in caso di necessità, un medico esperto possa intervenire ed in tempo utile.
Occorrono risposte concrete e rapide e mi chiedo se non sia il caso di valutare l’attivazione di auto-mediche, perlomeno nelle zone montane, auto più veloci con la possibilità di accompagnare il medico su tutti gli interventi che ne richiedano la presenza, in modo tale che una risorsa così importante non rimanga “intrappolata” da codici di lieve entità.
La nostra comunità, come quelle con noi confinanti, necessitano di una maggiore cura da parte delle istituzioni.
Il servizio 118, specialmente per i territori che non hanno più ospedali, è essenziale.
Chiediamo più ambulanze in guardia attiva e non reperibili, e più medici d’emergenza per la nostra popolazione!






















