Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Daniele di Urbino, di professione operaio
Sono sempre stato contrario a farmi il “vaccino” Covid anche se in realtà ciò che tutti chiamano “vaccino” in realtà andrebbe chiamato con il suo vero nome: siero sperimentale contro Covid 19, visto che è la stessa Aifa che definisce un vaccino tale solo quando sono passati almeno tre anni di sperimentazione. Ho resistito fino a quando non è uscita la notizia che il green pass sarebbe stato obbligatorio anche per i lavoratori privati e pertanto ho deciso, mio malgrado, di farmi il “vaccino” onde evitare di fare ogni 48 ore un tampone, pagato da me peraltro. Visto che ho una famiglia a carico, “vaccinarmi” è stata l’unica soluzione possibile, benché esecrabile ed avvilente. Mi sembra però inconcepibile come in uno stato democratico, come dovrebbe essere l’Italia, possano accadere cose di questo tipo. Nel momento stesso in cui mi sono fatto il “vaccino”, mi sono sentito violentato, impotente e privato del mio libero arbitrio, del mio diritto di scegliere da quello stesso stato che dovrebbe garantire i diritti di tutti i suoi cittadini, ma che evidentemente ha ben altre priorità. La scusa della salute pubblica, è quella che ogni volta viene sbandierata ed usata come giustificazione.






















