di Marco D'Errico
“Mio fratello è innocente, non era presente al momento dell’aggressione”. Lo dice Rusalina Costas, 23 anni, la sorella di Robert Costas, 21 anni, accusato di aver rapinato e aggredito, l’8 maggio scorso, nei pressi della Rocca malatestiana di Fano, insieme a una banda di altri 7 ragazzi, due giovani pesaresi, Luigi Lupini e Simone Pasquino, fratturando il naso al secondo, perché avevano lo smalto alle unghie e i capelli biondi. Il giudice del tribunale di Pesaro non ha però creduto alla versione di Costas e lo ha condannato il nove marzo, al termine dell’ultima udienza di primo grado, a 5 anni e nove mesi. Ora il giovane si trova rinchiuso nel penitenziario di Ancona, dove sconta un’altra pena divenuta definitiva. “La mia famiglia sta soffrendo molto – aggiunge la sorella – per tutto quello che sta succedendo a Robert. Ci sono prove oggettive e testimoni presenti durante l’aggressione, che dicono che lui non era lì in quel momento”. La donna, che lavora in una nota discoteca di Marotta e frequenta una scuola per parrucchieri, ammette che il fratello ha commesso alcuni “errori” in precedenza, ma “lo ha fatto perché influenzato dalle cattive compagnie, ha sempre ammesso le sue colpe e sta saldando il conto con la giustizia”.
I due fratelli sono arrivati in Italia dalla Moldavia, assieme ai genitori, quando erano molto piccoli. Rusalina ha frequentato l’istituto tecnico Battisti, mentre il fratello ha preferito l’istruzione professionale al Don Orione. Poi Robert ha abbandonato la scuola e ha cominciato a frequentare quelle che la sorella definisce “cattive compagnie”, rimanendo coinvolto in furti e altri reati, tra cui un’evasione dalla detenzione domiciliare. Un’escalation che l’ha portato all’ultimo episodio, balzato anche alle cronache nazionali. “Finora sono stata zitta – conclude Rusalina Costas – perché credevo che, sulla base dei fatti, mio fratello sarebbe stato assolto, ma non è stato così. Secondo me, in questo mondo ci sono famiglie di categoria A e categoria B. Robert è diventato una vittima, tanto quanto i due ragazzi aggrediti”. Intanto Robert, che condivide la cella con altri detenuti, ha chiesto alla sorella una chiavetta con la sua musica preferita, ma in carcere è vietato l’uso di dispositivi mp3. Così la sorella dovrà individuare un supporto audio autorizzato, forse un compact disc, che porterà al fratello al prossimo colloquio.





















