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Da oggi, venerdì 22 aprile, fino a domenica sera l’atteso evento dopo lo stop forzato

Dopo due anni di stop forzato torna il Palio della Rana. Da oggi venerdì 22 aprile fino a domenica sera, Fermignano tornerà a cenare nelle taverne, a brindare con le sue contrade, tutti in strada, in una dimensione ideale in cui l’egemonia di un rione si determina attraverso una gara con una rana in carriola. Alessandro Pesaresi, presidente della Pro loco, è indaffaratissimo e ci mostra i faldoni con tutti i permessi e un elenco infinito di cose da fare. Non da ultimo, l’ordine delle cento rane di razza “temporaria” che arrivano direttamente da Roncobello (Val Brembana) e che, a fine gara, verranno rilasciate nei laghetti intorno a Fermignano. La Pieve, vincitrice dell’ultimo Palio del 2019, dovrà riconsegnare il trofeo, che verrà conteso dalle sette contrade in gara: San Silvestro (da sempre la contrada da battere, con 15 vittorie), Ca’ L’Agostina (10 vittorie), La Torre (8 vittorie), San Lazzaro (8 vittorie), La Pieve (7 vittorie), Santa Barbara (6 vittorie) e Calpino (2 vittorie). Si inizia questa sera con l’apertura delle taverne, per una tre giorni in cui saranno pochi i fermignanesi – e non solo loro – a cenare in casa. A tarda sera, la rievocazione storica del rogo per stregoneria di Donna Laura da Farneta illuminerà a giorno la Torre. Si prosegue sabato pomeriggio con il torneo degli arcieri “Castrum Firmignani”, che sarà seguito dalle gare eliminatorie del Palio dei Putti e dai giochi dei Putti. In serata, ci saranno i giochi di fuoco a cura de “La Pandolfaccia”. Domenica infine il clou dell’evento: la gara vera e propria con carriole, rane e scarriolanti, per decretare chi si porterà a casa il Palio (batterie eliminatorie alle 16.30 e finale alle 18.00). A chiudere la festa, alle 22.00, lo spettacolo di fuochi d’artificio e musica. Per tutte le sere fino a domenica, nelle taverne delle sette contrade la gara sarà anche gastronomica, con menu diventati ormai classici, come le rane di Ca’ L’Agostina, il piccione e gli strozzapreti della Pieve, gli hamburger della Torre e la selvaggina (cinghiale e lepre) di Santa Barbara oltre al pesce e alla polenta di San Lazzaro.

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