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Antonio Sebastianelli sindaco di Terre Roveresche

TERRE ROVERESCHE «Per far fronte al grave problema della siccità sono diverse le strategie da applicare non ultima la proposta di realizzare piccoli laghi di riserva – ha commentato il sindaco di Terre Roveresche Antonio Sebastianelli nel corso di un’intervista video -. Bisogna anche controllare le condotte che perdono il 35 per cento dell’acqua e non è un dato irrilevante, pulire gli invasi colmi per il 75 per cento di fango. Quanto al progetto del mega invaso sul Candigliano, nel Comune di Apecchio serve molta prudenza. A parte il fatto che per una sua eventuale realizzazione occorrerebbero dai 10 a 15 anni con l’aria che tira al giorno d’oggi sembra proprio che alla fine dei conti servirebbe a ben poco. Quella dei piccoli laghi, ripeto, è un’ipotesi realizzabile. Accanto agli altri interventi potremmo dire di avere agito al meglio per far fronte alla siccità e affrontato un problema gravissimo con pieno senso di responsabilità e correttezza». Va dato atto al primo cittadino di Terre Roveresche di essere stato fino a questo momento l’unico sindaco ad aver parlato in termini chiari. È vero che qualche altro intervento di suoi colleghi si è verificato nelle settimane scorse. Ma solo allo scopo, nemmeno tanto paludato, di sostenere a spada tratta il solo progetto del grande invaso. Sebastianelli apre di fatto una strada nuova. Quella del confronto prima di tutto. Azione più volte agognata da mesi ma mai assunta come elemento essenziale. Beninteso che nessuna presa di posizione deve essere impostata all’insegna dell’integralismo a prescindere. Né dall’una, né dall’altra parte. Non si può negare però che il dibattito avviato dal Gruppo Acqua di Urbania sia stato in tutti i modi boicottato. Sembra difficile poter sostenere a spada tratta che solo il mega invaso rappresenta la soluzione a tutti i mali. È per questo che la presa di posizione del sindaco Antonio Sebastianelli va indicata come contributo non certo demagogico. C’è da sperare che un così importante segnale incida in qualche modo sul muro di gomma dominante, è il caso di ribadirlo, dell’ipotesi assoluta dell’invaso. Sarà ancor più rilevante se altri sindaci avranno modo di far sentire la loro voce. Il silenzio non paga. La sottomissione nemmeno. Non possono prevalere in frangenti tanto drammatici questioni ideologiche che poi si rivelano di parte senza tenere conto di ciò che più vale per il bene della collettività. La questione è seria. Del Metauro fiume malato sempre più grave si parla ormai da oltre quarant’anni senza che alle parole sia mai seguito un solo atto concreto.

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