Riceviamo e pubblichiamo la lettera recapitata in redazione via email
da Luigi Alberto Weiss – Senigallia – Ancona
A Urbino da turista per visitare il Palazzo Ducale e la sua Galleria nazionale delle Marche. Prima però sono entrato in un bar per prendere un caffè. Ho pagato, ho preso il resto e vista la titubanza della barista, ho chiesto lo scontrino fiscale. “Io glielo faccio, ma lei che se ne fa?”, è stata la risposta sconcertante, pronunciata con tono arrogante e una punta di strafottenza. Sono uscito e ho verificato il numero progressivo: era il ventiseiesimo che, considerando il fatto di essere in tarda mattinata e che il bar si trovasse lungo la via principale di Urbino, nel tragitto che porta agli uffici del Comune, all’Università e al Palazzo Ducale, meta turistica privilegiata, come numero mi è sembrato un po’… bassino, oltre che prova di come il rilascio dello scontrino fiscale non fosse una consuetudine dell’esercente. Mi ha colpito, poi, la spregiudicatezza nella risposta della barista: io potevo essere qualcuno dell’Agenzia delle entrate o un appartenente alla Guardia di finanza, perciò una fonte d’imprevisti, ma il dubbio alla prova dei fatti non l’ha nemmeno sfiorata. Ulteriore dettaglio sullo scarso uso del registratore di cassa l’orario stampato sullo scontrino, quello delle 12.05, cioè l’ora legale rispetto a quella solare del momento. “La Repubblica è nel senso civico di chi paga le imposte perché questo serve a far funzionare l’Italia e quindi al bene comune”, ha detto il Presidente della Repubblica nel suo discorso di fine anno. Evidentemente, purtroppo, a Urbino c’è chi la pensa diversamente.
Luigi Alberto Weiss - Senigallia - Ancona





















