LETTERA APERTA
al Presidente della Provincia di Pesaro e Urbino
al Presidente della Unione Montana Catria Nerone
al Presidente della Unione Montana Alto e Medio Metauro
Con l’arrivo del vero inverno e con l’aumento esponenziale dei frequentatori della montagna registrato dopo la pandemia, non ci sono condizioni di sicurezza proporzionate alle insidie che nascondono i “nostri” monti, soprattutto con la neve e il ghiaccio. Di tragedie reali e sfiorate ce ne sono state diverse negli ultimi anni: probabilmente non c’è rimedio alla stupidità, che è non saper rinunciare quando la situazione consiglierebbe di non partire o di tornare indietro, e possono succedere incidenti impensabili e ci si può perdere e finire nei guai per una distrazione, ma di certo si potrebbe alzare il grado di sicurezza con una migliore gestione della sentieristica, che è vasta e complessa e non può contare solo della buona volontà delle sezioni CAI o di qualche Guida. Sul Catria dopo i noti eventi di settembre, alcuni sentieri sono al limite della praticabilità. Ma proprio sul Catria la sicurezza di centinaia di persone può essere alzata creando come in tante altre montagne una rete di bivacchi per l’emergenza. Basterebbe consentire l’accesso ad alcuni dei tanti rifugi presenti: in primis La Vernosa, poi Valpiana e il Boccatore. Al momento l’unico rifugio sempre aperto è quello della Fonte del Faggio. Del resto quei rifugi, ora gestiti dalle Comunanze Agrarie, erano stati realizzati con soldi pubblici… Lo stesso Rifugio Cupa delle Cotaline potrebbe all’esterno allestire un piccolo spazio coperto accessibile per le emergenze quando la struttura è chiusa. Anche il Monte Nerone ha bisogno di bivacchi per le emergenze: quello realizzato al Rifugio Corsini consente l’accesso solo dopo aver contattato un numero di cellulare scritto su un cartello appeso alla porta; questa soluzione non assicura di poter accedere in caso di necessità perché chi ne può avere bisogno potrebbe avere il cellulare scarico (cosa ancor più facile col grande freddo) o senza credito. Ma un solo bivacco in tutto il Nerone non basta, anche se ci sono molte grotte che potrebbero fungere allo stesso scopo: andrebbe sistemato in questo senso la Casciaia Mochi sotto il Cimaio. Un bivacco per l’emergenza si può anche costruire, come fatto dalla sezione CAI di Sansepolcro sul Monte dei Frati, nell’Alpe della Luna. Ma dovrebbero essere gli enti pubblici ad intervenire e purtroppo per il Catria e il Nerone ancora non c’è un Parco Nazionale che possa prendere in carico queste cose. Un bivacco è solo uno spazio coperto con un tavolo, delle panche, senza brande così da evitare che qualcuno lo scambi per un rifugio vero e proprio, ma serve che ci sia un camino, della legna asciutta che chiunque la utilizzasse deve provvedere a portarne altra, e che ci sia anche del cibo, che se qualcuno ne approfitta lascerà qualcos’altro da mangiare. I bivacchi possono essere operativi anche solo in inverno e continuare ad avere altre funzioni il resto dell’anno. Piccoli sforzi che salvano la vita.
Andrea Pellegrini Guida ambientale escursionistica dal 1997





















