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iliad kena Tim elettrodomestici elettronici a Cagli

La sanità è un tema troppo serio per essere paragonata al gioco delle tre carte, ma la vicenda avvenuta nell’ospedale di comunità a Cagli lascia a dir poco basiti e dovrà essere chiarita in consiglio regionale. Ho appena depositato un atto ispettivo sul trasferimento del macchinario per misurare il campo visivo: l’assessore Filippo Saltamartini dovrà risponderne e spiegare bene quali ragioni giustifichino disservizi e disagi procurati nel frattempo ai cittadini. Prima l’attrezzatura diagnostica era al suo posto, nell’ambulatorio di oculistica a Cagli, poi è stata tolta e adesso ricompare. Una simile gestione lascia subito un aspetto in sospeso: il sospetto che il macchinario torni al suo posto soltanto perché si sono sollevate le giuste proteste sul rischio dell’ennesima spoliazione. In questo caso, però, non è bene ciò che finisce bene. Un tale modo di operare evidenzia un procedere scarso in programmazione, una navigazione a vista. E tutto ciò crea un alone di ombra anche intorno alle prospettive future, a cominciare dal ripristino di funzionalità per l’ex ospedale Celli. Concordo con chi ritiene che, nonostante le tante promesse elettorali su una sanità pubblica e diffusa, giunta e maggioranza regionale di centrodestra non abbiano determinato l’auspicata discontinuità rispetto alle scelte precedenti. L’interrogazione è in conclusione lo spunto sia per rilanciare le proposte dei cittadini e del comitato locale (presenza del 118, posti di lungodegenza e dell’ambulatorio chirurgico per piccoli interventi in day surgery) sia per fare il punto sulla dotazione per il futuro ospedale di comunità e per la futura casa di comunità a Cagli, struttura unica da circa 6 milioni e 800.000 euro da finanziare con risorse Pnrr-Pnc. La giunta regionale dovrà specificare quali siano i servizi previsti e dimostrare di conseguenza che non sta ragionando di scatole vuote.

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Marta Ruggeri
capogruppo di M5S in consiglio regionale

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