Nel lontano 1956 accettando con grande entusiasmo a pochi anni dalla sua ordinazione sacerdotale, quel giovane prete colse l’occasione di diventare parroco di un piccolo paese in espansione economica e con impegno iniziò un percorso di crescita materiale e spirituale assieme alla sua gente. Questo è stato don Giulio Polverari, nato a San Giorgio di Pesaro nel lontano 1926 ed ordinato sacerdote nel 1951. Dopo due anni trascorsi a Mondavio come cappellano ed altri tre come parroco a San Pasquale, divenne guida spirituale a Calcinelli di Saltara.
Per quarant’anni è stato un punto di riferimento per la sua comunità, guidandola con grande personalità, chiarezza e determinazione negli obiettivi da raggiungere. Pastore fra la sua gente, percorreva le vie del paese dialogando con tutti impegnandosi nella guida spirituale e nella formazione di attività associative e ricreative, che in un paese in crescita necessitavano ed in cui erano assenti. Avendo come riferimento i giovani, fondò come momento di aggregazione il gruppo degli scout, dove suo fratello Riccardo divenne il trascinatore di tante iniziative.
Ideò per il Natale il presepio vivente che si esibiva nella messa di mezzanotte e nel giorno dell’Epifania, istituì la festa della befana con distribuzioni di vari doni per i più piccini dopo la funzione religiosa pomeridiana in chiesa ed inoltre fu l’ideatore dei tanti e vari gioghi estivi per ragazzi. E per dimostrare la vicinanza ai suoi parrocchiani oltre alle visite domiciliari ad anziani e malati, andava ad assistere alla partite di calcio del suo Calcinelli, di cui regolarmente prendeva ogni anno la tessera sociale. Venne poi nominato dall’allora vescovo Mons. Costanzo Micci rettore del “Seminario Vocazioni Adulte” che sorgeva nell’attuale casa parrocchiale e questa esperienza durò dieci anni, portando a Calcinelli aspiranti preti da tutt’Italia. Interpretando con autorevolezza il ruolo di guida spirituale del paese ha sempre affrontato la sua missione con coraggio e responsabilità, ma con grande amore verso i problemi dei suoi parrocchiani, cercando sempre la soluzione. Riuscì con orgoglio a dare bellezza alle sue funzioni religiose ed a riempire di fedeli quella grande chiesa facendola sembrare piccola.
Quando la salute mostrò i primi acciacchi lasciò la parrocchia di Calcinelli perché non si sentiva più in grado di svolgere quella mole di lavoro che negli anni precedenti aveva creato, ma nello stesso tempo non si tirò indietro nell’accettare la richiesta di coprire per un periodo la sede vacante nella più piccola Monte Maggiore fino all’insediamento del nuovo parroco. Poi la malattia fece il suo corso e ne stroncò prematuramente l’esistenza, lasciando un vuoto incolmabile nelle comunità di Calcinelli e Monte Maggiore. Poco dopo la sua scomparsa il Municipio di Saltara gli intitolò per riconoscenza una via del paese nella sua Calcinelli, per rendere sempre viva la sua memoria anche nelle future generazioni.






















