Ormai da mesi, con il solito metodo di scarsa trasparenza e partecipazione, sta avanzando il progetto di creazione di una Azienda per i servizi alla persona, che dovrebbe sostituirsi all’Ambito Sociale Territoriale nella gestione delle problematiche sociali dei Comuni dell’ambito territoriale (Fano, Fratte Rosa, Mondavio, Mondolfo, Monte Porzio, Pergola, San Costanzo, San Lorenzo in Campo, Terre Roveresche). Riteniamo questa scelta sbagliata nel metodo e nel merito.
Nel metodo perché è mancata la concertazione pubblica che era necessaria prima di avviare le amministrazioni verso un cambio così radicale nella gestione dei servizi sociali, come osservato anche da un autorevole esponente della maggioranza. Nel merito perché la logica aziendalistica nei servizi alla persona tende a focalizzare l’attenzione dei gestori su obiettivi di risparmio economico piuttosto che sulla qualità dei servizi da erogare, come già i cittadini stanno subendo nell’ambito dei servizi sanitari. Le politiche sociali non possono essere ridotte ad erogazioni di contributi e servizi a chi è rimasto indietro, ma devono essere politiche attive per fare in modo che nessuno resti indietro. Non si può delegare solo ad una Azienda il compito di gestire le politiche sociali, ma tutta l’amministrazione comunale deve continuare a fare politiche sociali: lo deve fare l’urbanistica, costruendo la città a misura dei più fragili (Fano la città delle bambine e dei bambini); lo devono fare i Servizi Educativi, perché le scuole sono un formidabile strumento di prevenzione e sostegno alle fragilità; lo devono fare i lavori pubblici pensando i luoghi della città e la mobilità per tutti i cittadini; lo devono fare le politiche per la casa, creando condomini solidali, affitti calmierati e abitazioni a canoni sociali. Inoltre, fra pochi mesi 6 dei 9 Comuni dell’ambito andranno ad elezioni, e non è giusto costringere le nuove amministrazioni a trovarsi di fronte ad una Azienda che condizionerà le politiche sociali per anni. Infine, bisogna considerare che la Regione Marche sta rivedendo la delimitazione degli ambiti sociali territoriali, allo scopo di farli coincidere, giustamente, con i distretti sanitari; quindi, definire oggi la compagine sociale dell’Azienda non sarebbe coerente con questo processo. Per questi motivi condividiamo totalmente la lettera che 22 associazioni sociali dell’ambito hanno mandato a tutti i consiglieri comunali affinché si fermi questo processo e si apra un ampio dibattito pubblico, anche con il coinvolgimento del Terzo Settore, come peraltro prevede la legge.
Bene Comune - Movimento 5 Stelle - Ribella






















