
TERRE ROVERESCHE «Purtroppo dobbiamo segnalare ancora danneggiamenti e gesti sconsiderati nei confronti del museo a cielo aperto “Terre di Lubacaria” di Piagge-Terre Roveresche – commenta sconsolato l’architetto Gabriele Polverari presidente dell’associazione culturale ProArt – come se non fosse stato sufficiente aver già spazzato via quasi 100 metri quadrati di murale e opere d’arte realizzate da quattro artisti, senza che nessuno abbia mai mosso un dito. E’ così che si promuove l’arte e il territorio visto anche che il museo era meta di tanti visitatori?». Ad essere sinceri prevale la convinzione di un’azione distruttiva pianificata che avanza lentamente. I “registi” prima o poi avranno modo di presentarsi ufficialmente e spiegare il perché delle loro scelte assurde. All’inaugurazione del museo, a settembre 2018, era intervenuto anche il sindaco Antonio Sebastianelli che rimane in silenzio di fronte ad un fenomeno che può essere solo condannato come sta avvenendo da più parti. «Ultimamente ad essere prese di mira sono state le opere dell’artista fanese Sauro Tonucci, uno dei promotori, assieme ad altri, del museo che si è allargato coinvolgendo anche altri noti personaggi di fuori regione». Fatti incomprensibili: «Verso la fine del 2022 c’è stato lo spostamento di un palo dell’Enel proprio davanti all’opera di Tonucci intitolata “Uno sguardo verso la Valle”. Stessa sorte all’installazione “Riflessioni” coperta da un palo in legno per tutta la sua altezza, sul quale è stato affisso il cartello di divieto di caccia». Nulla succede a caso «perché l’opera “Ragazza con cesto di frutta” è stata quasi nascosta da grovigli di rami secchi che hanno danneggiato la struttura stessa. Altra opera deturpata con un braccio spezzato è “Portatrici d’acqua”. Sono tutte opere che raccontano la storia e le tradizioni del nostro territorio». Il museo è un luogo pubblico che avrebbe dovuto essere preservato per la sua unicità «invece purtroppo non è così, persino la strada asfaltata a fine 2022 è già in rovina e sta diventando impraticabile dopo pochi mesi dalla realizzazione. Alcune opere di notevole dimensione sono chiuse all’interno del cantiere dove è stata demolita e ricostruita la casa con alle pareti gli affreschi, per cui anche in questo caso le opere sono in una situazione di notevole degrado non potendo più fare comunque nessun tipo di manutenzione». Del “Giorno di festa”, il murale dipinto da Polverari, di circa 50 mq, che ricopriva la parete esterna di un casolare demolito, rimane come ricordo solo una foto che lascia capire di cosa si trattasse realmente.






















