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di Anna Maria Polidori

Vitalij Zherdev, insegnante universitario all’Accademia di Stato di Arte e Design di Charkiv e scappato dopo l’inizio del conflitto russo-ucraino continua  a far parlare di sé, stavolta con una mostra dei suoi ritratti e sketches a Palazzo Rubini Vesin, Gradara dal 25 luglio al 3 settembre dal titolo Sacro e Teatro. “Sono stato invitato a visitare la città dal sindaco Filippo Gasperi, che mi ha accolto con grande gentilezza e mi ha proposto di allestire il progetto in questa sede meravigliosa. Ho voluto lanciare così un segnale: Romeo e Giulietta visti similarmente alla storia d’amore tra Paolo e Francesca, passando attraverso i ritratti dei ballerini che hanno rappresentato il dramma shakespeariano alla Scala di Milano dal 24 giugno al 7 luglio scorso” racconta un soddisfatto Vitalij. Che cosa l’attira di più della storia di Giulietta e Romeo, comunque una storia forte e triste? “È simbolica e importante. Per me ha sempre rappresentato tantissimo per via del balletto, ma ovvio anche per il cinema e i musical. E poi come non pensare all’importanza dell’aria Ama e Cambia il Mondo?“. Ha visto la produzione di Franco Zeffirelli? “Certo, con le musiche di Nino Rota. Oh, un capolavoro!”. Amare può cambiare il mondo? “Direi che ci potrebbe essere una commistione tra bellezza ed amore in questo caso. La bellezza del desiderio di amare, di essere amati. Romeo e Giulietta è una storia di due famiglie tragicamente unite non solo dai loro trascorsi ma da questi due ragazzi che si amano”. Che cosa rappresenta per lei il balletto? “Una sintesi di un tutto: passi, musica, coreografia, costumi, scenografia. Questo lavoro di Prokofiev è immortale”. Il suo amico Igor Dobrovolskiy le ha cambiato la vita.. “Sì è stato lui a introdurmi al mondo del balletto. Ha la mia stessa età. Apprezzo così tante cose di questi professionisti. La  vita artistica di un ballerino è in realtà molto breve. Quello che adoro è la loro disciplina. Vede: un danzatore ogni giorno segue ore di prove. Non può saltarle. Un giornalista, un pittore, uno scrittore compone, crea quando vuole, quando è dell’uomore adatto: di giorno, di notte. nel mondo del balletto questa logica non esiste. È necessaria una tempra, una passione, una determinazione, un rigore ed un ‘esserci’, forte”. Parliamo di Jacopo Tissi già primo ballerino al Bolshoi: “Lo avevo visto e conosciuto a Mosca dove avevo assistito ad alcuni suoi spettacoli come Lo Schiaccianoci, e poi ci siamo rincontrati alla Scala per il Gala Fracci. Ho portato a Gradara due miei dipinti di Tissi perché è stato uno degli interpreti di Romeo e Giulietta al Piermarini. Quello che mi piace di Jacopo è la  bellissima commistione di talento e semplicità. È gentile e alla mano. Penso, le dirò di più, che la combinazione di talento e buon carattere faccia diventare grandi le persone in ogni campo. Jacopo inoltre non è solo un ballerino conosciuto a livello nazionale, ma anche e soprattutto a livello internazionale”.

Nureyev è stato un grande ma non era umile per niente…“Oh, lui era una persona davvero difficile, capricciosa ma aveva un talento brillante che non è messo in discussione. Però creda: gentilezza e talento creano la miscela perfetta. È inoltre più semplice, immediata e gradita la comunicazione per gli spettatori se ci sono queste caratteristiche caratteriali”. Ci svela altri nomi eccellenti che ha ritratto e che sono in mostra? “Marco Agostino e Martina Arduino, primi ballerini alla Scala e altri due superbi interpreti di Giulietta e Romeo. Hanno un bimbo meraviglioso e sono una coppia stupenda: Nicoletta Manni e Timofej Andrijashenko, altre due etolies, li ho visti invece come in volo. Un volo non solo di due corpi ma di due anime. Osservarli insieme mi ha dato quest’ ispirazione”. Che cosa si aspetta da questa mostra? “Che la gente si interessi ancor di più al mondo del balletto e del teatro”. Comunque lei presenta pure monaci e preti ortodossi. “Ho studiato a Mosca attratto dal mondo dell’Ortodossia, così ho girato in lungo  e in largo la Federazione alla ricerca di monasteri perlopiù chiusi al pubblico e all’esterno. Quando mi presentavo dicendo che ero lì per alcuni ritratti, mi hanno tutti quanti aperto le loro porte. Non so, ma quando dipingevo quei monaci comprendevo perché fossero entrati lì, perché avessero deciso di diventare dei religiosi. Ho scritto un libro su di loro. Ora ne voglio fare un altro sui personaggi che sto incontrando”. Sente di dover ringraziare qualcuno? “Certo. Luca Baroni che ha curato la parte museale e il sindaco. Spero che questa mia mostra con un significato molto forte al suo interno venga recepita bene.”

 

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