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Nei giorni scorsi avevo diramato un comunicato in cui mettevo in guardia i cittadini che si sono mobilitati contro la discarica che Marche Multiservizi intende realizzare nella valletta di Riceci, in quanto il pericolo non è affatto scampato per due motivi. Il primo deriva dalle decisioni prese nell’ultimo consiglio di amministrazione di Marche Multiservizi, dove il tentativo di scempio ambientale e paesaggistico non viene revocato, come chiesto pubblicamente dai politici del territorio. La richiesta del Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale è solo rinviata a tempi migliori, possibilmente dopo le elezioni amministrative del 2024. La sollecitazione dell’azienda ai Comuni di presentare entro fine anno proposte alternative dove localizzare la discarica è velleitaria.

Il secondo motivo, confermato proprio oggi in Assemblea legislativa regionale a risposta di una mia interrogazione urgente, è che non seguiranno atti amministrativi giuridicamente vincolanti alle dichiarazioni rassicuranti dell’Assessore regionale all’ambiente Aguzzi in merito alla non conformità del progetto di discarica al Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti per il mancato rispetto della distanza di 2000 metri dal centro abitato.

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Avevo scritto che quelle erano solamente opinioni, che potevano essere smentite domani mattina. E puntualmente è successo. Oggi in Consiglio gli uffici hanno risposto che non serve alcuna interpretazione autentica, nonostante la mozione approvata in Assemblea legislativa regionale all’unanimità, perché sarebbe stata la stessa legge nazionale, intervenuta successivamente, a dare un’interpretazione in senso estensivo della norma regionale. Allo stato dei fatti vale quanto dice la risposta del direttore di dipartimento Nardo Goffi, riportata da Aguzzi in assemblea: “Si ritiene non necessaria una ulteriore interpretazione della tabella 12.8-1 del P.R.G.R., nella parte in cui stabilisce che per gli impianti di discarica ove siano smaltiti annualmente prevalentemente rifiuti urbani non pericolosi (i rifiuti speciali smaltiti non devono superare il 50% del totale dei rifiuti conferiti annualmente) l’area di tutela (carattere escludente) è di 500 metri, rispetto all’avvenuta modifica dell’art.183 del Testo Unico Ambientale riguardo la nuova classificazione dei rifiuti urbani, in quanto la modifica non innova nulla in termini di interpretazione della tabella”. E quindi si deduce, salvo smentita,  che il progetto di Aurora,  che prevede il conferimento di rifiuti speciali e rifiuti urbani (anche di origine non domestica) allo stato dell’arte, in assenza di una modifica del Piano Regionale o di un atto amministrativo che lo interpreti diversamente, appare perfettamente legittimo ed attuabile alla prevista distanza inferiore a 2.000 metri dal centro abitato. Le parole di rassicurazione di Aguzzi, come noi abbiamo sempre temuto, sono smentite dai suoi stessi uffici.

Marta Ruggeri, capogruppo in consiglio regionale

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