TRATTO DALL’ULTIMO NUMERO DI NON SOLO FLAMINIA – GENNAIO 2024
di Anna Maria Polidori
È conosciuta come la Maga delle Erbe Loretta Stella. Vive in un angolino di monte Nerone scelto perché, “Non c’è possibilità che ci arrivi la civiltà”. Romagnola, da venti anni nel nostro territorio, minuta, idee forti e decise, le chiediamo quali erbe raccolga: “Adesso le radici di topinambur e bardana, ma solo nel mio orto”. Perché? “Se taglio la radice uccido la pianta. Nel selvatico occorre fare attenzione. Diversa cosa è per foglie e i fiori. Rinascono, ricrescono”. Che erbe abbiamo sul territorio buone da mangiare? Loretta si anima, entusiasta: “Pastinacche e caccialepre, poi la pimpinella da insalata, la lattuga perenne e la gallina grassa, il tarassaco, le cicorie. In tarda primavera, a inizio fioritura, sono ottime per le tisane, gli oleolitici e i preparati medicinali. Le radici le destino ai medicinali. Bardana, topinambur sono buonissimi sia crudi che cotti. Il loro sapore deciso ne consiglia moderazione in termini di quantità. Dieci foglie di tarassaco e dieci di cicoria al giorno riequilibrano. Le foglie di malva sono antinfiammatorie e vanno bene sia in infuso che, appena raccolte dal campo, tritate nell’insalata. Per chi volesse invece erba cotta dieci foglie di cicoria, cinque di malva, dieci di calendula e avete un bel contorno. Non buttate via l’acqua di cottura ma bevetela!”. Quali sono le parti più buone di una pianta? “Senz’altro le radici!”. Fa lezione? “Ho alcune scolare. Sono esigente. Devono evitare di far danni alle erbe”. Perché la gente dovrebbe tornare ai rimedi naturali? “Perché non ci sono alternative. Certo, non possono niente in punto di morte, però ti costringono a pensarci prima”. Come fa a riconoscerle? “Soffro di una forma di autismo, però le piante le memorizzo senza fatica. E i libri… Dopo il 1500 non credo più a nessun erbario”. E perché? “Quello che veniva definito il Buio Medioevo aveva sfornato fino al 1380 dottoresse nella Scuola Salernitana. Il Rinascimento ha riportato indietro l’orologio della civiltà. Non ci sono state più donne in ruoli di potere. Anzi! Quelle che c’erano le hanno bruciate vive con la caccia alle streghe”.
Mi parla della sua venuta? “Quale? Perché guardi, prima di arrivare qui sono stata a Montefiore dove ho imparato il mestiere di contadina, poi nel Mugello, successivamente a Giano dell’Umbria. Questa è l’ultima tappa: la contea dei Brancaleoni. Quando sono arrivata il contesto era di vicini contadini e montanari. Ma sa, è strano… in passato stavo nove anni in un luogo, e quando conoscevo il posto e la gente cominciava a venirmi a cercare, me ne andavo via. Qui, dopo nove anni, è successa la stessa cosa. Sono entrata in crisi. Sarà stata l’età che avanzava, la pigrizia, sarà stato un angolo di mondo stupendo, così ho deciso, come cambiamento, di restare e farmi conoscere dai locali”.
Il ’68 e Lotta Continua
Perché ha fatto una scelta di vita così radicale? “Mi avevano sbattuta fuori dal liceo. L’ultima città dove ho vissuto è stata Rimini. In quegli anni potevamo solo fare lotta politica e la rivoluzione. Ma… fare la rivoluzione significava morire”. I genitori che cosa le hanno detto di queste scelte? “Oh, non ho la più pallida idea di quel che possono aver pensato. La famiglia è un’imposizione bella e buona voluta da gente che non si sposa. Eppure i guai maggiori vengono dalle famiglie. Sarebbe meglio fare come fanno le piante che pensano sempre alla specie ma non all’individuo. La nostra società è sorretta da bugie che alla fine diventano, per monotonia, verità inossidabili”. Torniamo al ’68. “Era meraviglioso. Però poi ci hanno ucciso, letteralmente. Nel 1977 è stata immessa diamorfina gratis, credo per ‘uccidere’ il movimento. In una settimana erano tutti zombie. L’altro giorno ne parlavo con un militante: ci siamo salvati solo in cinque. Gli altri di Lotta Continua sono finiti in comunità o sono morti. Sono viva perché odio le punture!”. Ha fatto parte di Lotta Continua? “Ero un cane sciolto. È stato difficilissimo per me accettare la fine della rivolta. Avevamo grandi ideali. Puntualmente quello che non avremmo voluto che diventasse questa società, lo è diventato”. Così lei da allora… “Ho cominciato eliminando quello che non mi piaceva. Mi sono rimaste le erbe. Solo loro”.






















