di Anna Maria Polidori
Un paese sotto shock, quello di Pianello di Cagli, che perde in un altro rovinoso incidente automobilistico, questa volta la notte del 2 aprile, un ragazzo considerato da tutti estremamente buono, Simone Capoccia. “Era di una generosità senza fondo – racconta Federico Nicoletti -. Un giorno gli ho chiesto un tartufino per dare una spolverata alle fettuccine. Me ne ha portato uno che sarà stato mezzo chilo e me lo avrebbe regalato se lo avessi preso! Gli ho risposto di no, non potevo accettare. Era troppo. Doveva venderlo e ricavarci soldi per lui. Simone era così con tutti. Una sera una signora era rimasta senza sigarette. Appena l’ha saputo gliene ha regalate dieci e dopo qualche ora ha bussato alla sua porta con altri due pacchetti. La signora glieli avrebbe voluti pagare, ma non c’è stato verso. Ha addotto come scusa il fatto che tanto a lui quella marca non piaceva, non le avrebbe fumate e sarebbero andate in malora”.
Mirella è seduta in un bar assieme ad Anna Maria. Entrambe condividono ricordi. Mirella comincia col dire che Simone era amico d’infanzia di Silvia, sua figlia. “Essendo più o meno della stessa età giocavano insieme e crescendo sono rimasti amici. Sapesse le volte che Simone è stato a pranzo a casa nostra. Mi voleva un gran bene. Diceva che ero la sua seconda mamma. Un ragazzo così servizievole e alla mano. Non è stato fortunato, povero Simone. I suoi, il nonno, lo zio e il padre erano muratori. Gente seria. Simone faceva il muratore ed era un cavatore di tartufi. Tra le altre cose quest’anno aveva guadagnato bene. Il mese scorso ha celebrato il suo 44esimo compleanno con un grande pranzo al ristorante El Paso. Aveva invitato più di settanta persone. Era tutto cuore”. Mirella racconta di una sua intenzione. “Dopo che si era lasciato con la compagna aveva deciso di comperare tenda e sacco a pelo. Avrebbe voluto girare per l’Umbria, alla ricerca di San Francesco…”. Anna Maria rammenta invece che Simone doveva venire a farle un muretto vicino casa. “Attacco appena smette di piovere, mi diceva” e confida un aneddoto toccante: “Un mio nipote era stato ferito seriamente ad una gamba investito da un’auto. Simone è stato l’unico a prestare soccorso. Poi ha seguito l’ambulanza e ci ha rassicurati una volta giunti in ospedale”.
Tonina Marconi è distrutta. “Era stupendo. Ci ha aggiustato la nostra casa! L’altro giorno portavo fuori degli scatoloni. Era lì vicino. Mi ha detto: tranquilla, ci penso io. Tre giorni fa parlavamo di sua madre, inferma da diversi anni. Non la metterei mai al ricovero per gli anziani. La terrei qui anche se mi servissero tre badanti, anche se dovessi andare alla carità. Eh, creda: era un ragazzo che valeva qualcosa!”.
Fiorella Fiorucci invece sottolinea come Simone non fosse tipo da cimiteri. “Non era mai andato a vedere la tomba di suo padre e neanche quella dei nonni. Invece quest’anno lo ha fatto il giorno della festa del papà. Aveva scattato una foto sulla tomba del padre e incaricato che venissero portati dei fiori”. Simone non era amato solo dalle persone, però. Aveva un cane a cui era affezionatissimo. Lo portava con se ovunque. Non era difficile incontrarli a passeggio. Il cane era con lui anche la notte fatale in cui ha perso la vita. Pare che, disperato per la morte del padrone, ringhiasse a chiunque tentasse di avvicinarsi al corpo di Simone, tanto che le forze dell’ordine sono state costrette a rivolgersi al canile di Urbino. Il funerale di Simone si terrà domani alle 14 nella chiesa di Pianello. Nel caso di bel tempo probabile che il rito si faccia al campo sportivo.






















