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Mai si era  ascoltato da parte del sindaco Gambini un intervento,  in occasione del 25 aprile, tanto sciatto, privo di concetti e riferimenti all’antifascismo e alla Costituzione repubblicana. Non ha mai pronunciato la parola «antifascismo» ma ha usato per 15 volte,  negli 8 minuti  e 31 secondi  del suo discorso, le parole «contrapposizione» e  «odio», un’opzione semantica estranea al contenuto  e  vi  invitiamo, per questo,  a riascoltare il suo intervento pubblicato sulla pagina Fb di Liberi per cambiare. A chi pesava il sindaco? Chi sarebbero gli untori che diffondono l’odio e la contrapposizione, per di più  nel corso di una campagna elettorale? E, infine, l’avvertimento: «se qualcuno fa l’estremista deve essere tagliato fuori».

Una performance brutta che dimostra il nervosismo di un sindaco che non sa spiegare perché molti cittadini ormai sono stanchi dei suoi vaniloqui e delle pose da “uomo solo al comando”. La contrapposizione e l’odio appartengono solo a lui che non tollera il pensiero critico e non vede i disastri in cui ha precipitato la città dopo  dieci anni di governo e che ha per alleati  i partiti della destra più divisiva e impresentabile di sempre. Sappia il sindaco che la democrazia, quella vera, si basa sul confronto e il rispetto dell’interlocutore e lui non può certo essere d’esempio. C’è molto da riflettere sulle parole in libera uscita che ha pronunciato oggi in Piazza della Repubblica, ma anche da preoccuparsi per i toni e  le allusioni messi in campo.

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Sinistra per Urbino non ha nulla da imparare da uno come Gambini. Quanto alla contrapposizione e all’odio e alla eliminazione di ogni  contrasto, tipico delle dittature, che ha più di una volta richiamato, gli rispondiamo citando Vittorio Foa, uno dei padri fondatori della Repubblica. Tornato nel 1987 in Parlamento, eletto senatore della Sinistra Indipendente, venne avvicinato dal senatore del Msi Giorgio Pisanò che gli disse: «Caro Foa, dopo tanti anni di battaglie su fronti opposti, ci troviamo qui in Senato, a servire lo Stato pur con le nostre diverse idee. Possiamo stringerci la mano?». E Foa: «Certo, possiamo stringercela. L’importante è ricordarci che lei è qui, in Parlamento, grazie alla Costituzione; e la Costituzione c’è perché abbiamo vinto noi. Se aveste vinto voi, io sarei rimasto in galera e lì sarei morto».

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