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di Anna Maria Polidori

Un incontro estremamene partecipato quello dello scorso 26 aprile presso il polo culturale di eccellenza di Cagli per la presentazione alle 18 del libro di Giampaolo Feligioni “Memoria che non si tiene – Racconti di Resistenze” edito da Ventura Edizioni. L’autore ha iniziato, un atto di modestia davvero rimarchevole, scusandosi con i lettori per l’uso della punteggiatura non sempre ortodosso e per contenuti inesatti: nel secondo racconto, durante l’attacco alle carceri in base a diversi documenti, apparivano sei o sette i prigionieri evasi e così i documenti tra le mani mi hanno confuso”.

Ma perché questo titolo? Feligioni spiega che “È una doppia lettura: questa è una memoria che non possiamo disciplinare, un po’ come i bambini che devono muoversi: e poi perché la memoria va rimessa in circolo. Con questo libro sento un forte concetto di appartenenza. La globalizzazione pare aver appiattito tutto ma ci sono storie che sopravvivono al tempo”.

L’autore vive così la parola appartenenza: “In primo luogo questa è un’appartenenza familiare. Mio padre era stato deportato da Cagli. Ai miei avevano sparato i fascisti cagliesi: al nonno addirittura lo avrebbero voluto fucilare in piazza. Poi, altra appartenenza: sono nato e cresciuto in questa città in cui, inutile dirlo, mi piace vedere come viene raccontata. Spesse volte il ruolo delle classi popolari viene omesso del tutto. Eppure, tanto in tempo di guerra che in tempo di pace, hanno fatto e fanno la differenza”.

Feligioni spiega come si è documentato. “Ho attinto tanto alle fonti orali che a quelle scritte. Una volta fatto questo lavoro ho pensato: come scriverlo? Non ero interessato a fare un saggio. Volevo qualcosa che fosse coinvolgente. Così ho optato per gente che, per vari capitoli narrerà in prima persona i vari accadimenti. Cleto, Annunziata, Flavio, saranno loro i narratori sebbene non mi abbiano rivelato tutto quanto verrà narrato. Ho mantenuto un ritmo colloquiale e così, da qui, un utilizzo talvolta strano della punteggiatura”.

Gli anni presi in esame nel suo scritto. “Cinque racconti saranno narrati in terza persona, come se i fatti fossero raccontati da qualcuno cui sono stati riferiti. Il primo comprende gli anni tra il ’19 e il ’22. Nel ’19 il nonno era stato richiamato in guerra. Il nonno, che è il protagonista torna e ci sono importanti cambiamenti a livello politico. I cagliesi popolari hanno fatto la differenza e resistito all’avvento fascista. Il 18 febbraio del ’22 i popolani hanno ricacciato indietro i fascisti senza spargimenti di sangue. Ad agosto sempre del ’22 ottanta fascisti hanno attaccato i comuni rossi. Il sindaco nostro di allora si era nascosto sotto il meccanismo dell’orologio dove c’è una cassapanca. In quell’azione i fascisti prenderanno possesso di Cagli. In una seconda fase si sarebbe formato un gruppo detto dei Lupi Rossi” .

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Gli altri racconti. “Sono tutti ambientati tra il 1943 e il 1944. Ho voluto mettere in fila azioni belliche. A Pianello il giorno dopo l’armistizio dell’8 settembre del ’43 si riuniscono un gruppo di persone capeggiate da Panichi Si sono mossi da soli. Hanno capito che dovevano organizzarsi. Poi non dimentichiamo l’arrivo degli slavi che a decine, centinaia scappano dal campo di concentramento di Renicci. Ferri intanto a Cantiano diventa il comandante del primo distaccamento di Picelli. Aveva già la sua età. Quando se la vide brutta per non farsi prendere si è nascosto, pare, perfino dentro le tombe”.

Ma è Poldo lo sloveno più amato. “Poldo era stato internato a Piobbico e si inserisce nella Picelli a Cantiano. Poldo si renderà protagonista di un’azione dentro un pullman sparando in faccia, e ferendo all’angolo della bocca l’autista che comunque non morirà”.

Vengono citate nel libro, la famosa battaglia di Vilano, la spia ungherese Marion Keller, tenuta a lungo dalla Brigata d’Urto San Faustino e poi passata alla Garibaldi, dove troverà la morte. E poi la distruzione di Morena il 7 maggio, il rastrellamento a Cagli il 9 maggio.

Non manca niente per far pensare il lettore in questo libro ricco di aneddoti e soprattutto di verità.

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