Siamo studentesse, studenti e dipendenti dell’Università di Urbino, docenti e PTA, in servizio o in pensione. Ci siamo candidati/e alle Amministrative 2024 in un momento decisivo della vita della nostra città. Della missione dell’Università fa parte anche il problema della città. Ed è per questa ragione che ci sentiamo impegnati/e oggi a prendere parola e metterci al servizio della Comunità di Urbino, consapevoli del nesso indissolubile che esiste tra il nostro Ateneo e la città, con cui si identifica da oltre 500 anni. Proprio questo nesso, tra tante altre cose, è in gioco in queste elezioni. La città, in un passato anche recente, ha saputo modernizzarsi ed è stata sulla scena del mondo quando l’Università ha saputo svolgere un ruolo d’avanguardia intellettuale e morale. È declinata, invece, quando questo ruolo è venuto meno e quel legame, organico ed elettivo ad un tempo, è stato attenuato o logorato. È quanto è purtroppo avvenuto nei 10 anni alle nostre spalle, quando tra le principali istituzioni della città sono mancati dialogo e collaborazione. Quando la cultura, la scienza e la formazione sono sembrate un corpo estraneo per una politica praticata come mera conservazione e amministrazione delle cose, come una forma di manutenzione priva di progettualità e capacità d’invenzione. Urbino soffre da tempo di problemi comuni all’entroterra di tante regioni del nostro paese: spopolamento, invecchiamento, declino economico e produttivo, marginalizzazione. Tuttavia, rispetto ad altri territori Urbino gode di un enorme vantaggio: una concentrazione di centri di formazione e di capitale cognitivo dalla portata straordinaria. Urbino ha il capitale umano e intellettuale che la rende un laboratorio di studi e ricerca che ne qualifica il tratto di città a vocazione globale. Questa condizione costituisce un privilegio oggettivo e un’occasione di sviluppo che non è stata colta. La cultura, l’arte, la scienza, non sono soltanto le dimensioni più significative dell’avventura umana, ma sono anche il motore del progresso e dell’innovazione, oltre che il presupposto della giustizia sociale e della libertà degli individui. Anche su un piano più strettamente economico, è noto come per ogni euro investito in cultura, sino a quattro ne possano tornare alla comunità tramutandosi in lavoro, benessere e migliore qualità della vita. Affinché un circuito virtuoso si attivi, è necessario però che la politica e le principali istituzioni culturali della città – Università, scuole, Accademia di belle arti, ISIA, tutta la pluralità delle associazioni della società civile – sappiano parlarsi e istituzionalizzare un metodo di confronto che consenta di comprendere il bisogno di formazione di tutto il territorio e sappiano definire una progettazione armonica e condivisa dello sviluppo di domani. Con l’auspicio che questa collaborazione possa trovare nuove basi e che la cultura e la formazione della persona e dei caratteri della nostra comunità possano tornare al centro del dibattito pubblico e dell’azione politica, invitiamo tutti e tutte a voltare pagina e a votare Federico Scaramucci al ballottaggio del 23 e 24 giugno.
Alvarez Giovanni, Azzarà Stefano, Battistelli Gaia, Biancalana Vincenzo, Bocconcelli
Roberta, Bruscolini Giovanna, Busà Lorenzo, Ceccarini Manuela, Chiarantini Laura,
Cuppini Riccardo, Fedrigucci Emanuele, Giorgi Luca, Gobbi Pietro, Gonzales Cynzia,
Greco Rocco, Maffeo Giacomo, Munari Marco, Palma Matteo, Pencarelli Tonino, Pompilio
Vincenzo, Renga Simona, Ruggieri Maria Chiara, Sartini Stefano, Ugolini Lorenzo,
Vallorani Luciana, Zazzeroni Giorgia.





















