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Lo studio di fattibilità del ripristino della Fano Urbino, dopo due anni da suo completamento, resta chiuso in un cassetto. È evidente che non c’è alcuna intenzione di far sapere cosa dice, dopo che è stato pagato ben un milione e 350 mila euro; la conferma viene dal “muro di gomma” eretto in particolare da:

  • il nuovo sindaco di Fano della Lega, che un anno e mezzo fa prometteva che sarebbe stato pubblicato “a breve” e ora si rivolge a RFI, ben sapendo che la pubblicazione spetta alla Regione Marche che lo ha già pagato profumatamente;
  • l’assessore regionale competente in materia che dovrebbe farsi consegnare da RFI questo studio che non gli è stato “ufficialmente trasmesso”; riceverlo costringerebbe a divulgarlo; di conseguenza, molto probabilmente crollerebbero ipotesi fantasiose e promesse elettorali; quindi, meglio non “riceverlo” e rinviare a tempo indeterminato;
  • l’attuale AD di RFI che dice di credere nell’ex Fano Urbino, di voler trovare la “modica” somma di 300 milioni per ricostruire e far gestire (da chi?) un’infrastruttura che la sua stessa azienda non solo ha abbandonato da 37 anni e dismesso da 13, ma addirittura auspica che sia trasformata in ciclovia; un capolavoro di contraddizioni che comunque allontana i tempi delle decisioni;
  • vari partiti politici, associazioni economiche e culturali, “esperti”, e tanti elettori che, spinti da un amore cieco e irrazionale per le ferrovie, non accettano il fatto che un treno non possa circolare tra le abitazioni.

Eppure, avendo a diposizione uno autorevole studio di fattibilità realizzato da RFI, che sa tutto di questa ex ferrovia, finalmente sarebbe possibile ragionare sul destino di un bene collettivo di enorme valore per il territorio. Una richiesta improvvisata come quella che il sindaco di Fano ha rivolto a RFI serve solo a far vedere che si fa qualcosa. Ben altra forza avrebbe invece attivare tutta la “catena” politica della Lega che ora governa a livello comunale, regionale e nazionale, fino al Ministro dei Trasporti, compresi anche i consiglieri comunali leghisti di Fermignano che chiedono di utilizzare il tracciato per una pista ciclabile. Se lo studio non viene pubblicato, si dimostra che, solo per motivi politici, si sceglie consapevolmente il degrado rispetto alla valorizzazione dell’ex ferrovia metaurense. Stando così le cose, c’è da sperare solo nei miracoli; però, qualche volta avvengono. Intanto in Romagna si viaggia col Bus Rapid Transit, un moderno mezzo di trasporto collettivo ben più funzionale ed efficiente del vecchio treno a nafta che si vuol riportare tra Fano e Urbino.

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