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È sicuramente giusto ricordare la liberazione di Cagli (22 agosto 1944), sul cippo che ricorda in primis Don Giuseppe Celli (1879 – 1944) nell’eroica frazione di Secchiano. A tal proposito crediamo si debba porre un pennone per innalzare la bandiera d’Italia tanto nel giorno della liberazione quanto in quello della morte del sacerdote, avvenuta il 15 dicembre 1944, dopo profonde umiliazioni, nel campo di concentramento di Mauthausen. Don Giuseppe Celli era stato arrestato il 21 gennaio 1944 con l’accusa di aver nascosto nella sua canonica di Secchiano alcuni soldati alleati. Ad incastrarlo erano stati dei fascisti di Salò che soprattutto deprecavano il fatto di come il sacerdote avesse potuto creare una rete di assistenza e aiuti grazie alla quale alcuni ebrei furono risparmiati dall’Olocausto. In particolare aveva salvato una famiglia ebrea in fuga dalla persecuzione nazista, che era stata per un certo tempo nascosta nella casa della famiglia Virgili di Secchiano (iscritta, dopo la guerra, nel novero dei “Giusti tra le Nazioni”). Il trasferimento senza ritorno di Don Giuseppe dal campo di Fossoli al lager di Mauthausen era avvenuto il 7 agosto 1944, poco prima della liberazione di Cagli. Il corpo venne cremato e le ceneri, polverizzate nel “mulino delle ossa”, furono disperse nel Danubio.

Ma a 80 anni dalla liberazione di Cagli e dalla morte di Don Giuseppe Celli ci si aspettava una celebrazione pensata e strutturata per rendere tale momento della memoria quanto più condiviso possibile, evitando lo schema delle vuote performance recenti. Accanto alla doverosa commemorazione mattutina nella frazione di Secchiano, almeno dal prossimo anno si dia corpo ad una celebrazione istituzionale pomeridiana nella città di Cagli coinvolgendo l’intero Consiglio comunale e i cittadini nella riflessione che in quel 1944 ci si liberava non solo dall’occupazione militare tedesca ma dalla violenta dittatura dei fascisti; i quali non erano marziani ma concittadini che avevano scelto per ideologia o più spesso per mero comodo di stare con il potere liberticida, concittadini che avevano molto vessato quanti non erano osservanti docili e ubbidienti, concittadini che non avevano esitato neppure a mandare un sacerdote a morte certa, nel lager nazista. Ecco cosa sarebbe giusto fare a Secchiano e a Cagli. Ma forse porre tale allargata e condivisa riflessione il 22 agosto crea imbarazzo a diversi attuali componenti della Giunta e della maggioranza del Consiglio comunale di Cagli che sono stati eletti con i voti di Fratelli d’Italia e della Lega di Salvini, tanto da far brindare nel giugno scorso l’assessore regionale Baldelli che pubblicamente ora annovera Cagli tra i Comuni conquistati dal centro-destra.

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