Enrico Tosi
Notizie della Ciclovia turistica del Metauro? Da mesi non si sa più nulla del suo percorso. Evidentemente, chi l’ha progettato, e chi l’ha approvato, ha capito che non è utilizzabile; infatti, una “ciclovia”, cioè una sorta di autostrada per le biciclette, deve essere a doppio senso ciclabile, separata dal traffico a motore e agevole per tutti. Una cosa impossibile per strade strette e trafficate come, ad esempio, via Galilei a Fano e altrove. Nella valle del Metauro è inutile parlare di cicloturismo, un settore in forte sviluppo; secondo Il sole 24 ore, nel 2023 in Italia il giro d’affari ha superato i 5,5 miliardi di euro con 56,8 milioni di presenze, rispettivamente +19% e +4% sul 2019, anno pre pandemia. Importante anche la spesa pro capite giornaliera, in media oltre 160 euro per beni, servizi e pernottamenti, ben più alta di un turista tradizionale; con un’altra differenza fondamentale: i cicloturisti cercano il benessere, rifuggono da luoghi affollati e apprezzano la cultura locale. Le Marche rispondono benissimo a questo identikit. Di recente sono stati Confcommercio Marche nord e Alberghi consorziati ad auspicare lo sviluppo di questo settore avendo colto i chiarissimi segnali provenienti addirittura da Urbino che è diventata una meta per gli appassionati di bici da montagna; una cosa impensabile qualche anno fa.
Cosa dovrebbe succedere ora?
Dovrebbero muoversi i decisori marchigiani dei vari ambiti (politico, amministrativo, economico, sindacale, eccetera) perché una certezza esiste: i cicloturisti abituati a infrastrutture di altissima qualità non passerebbero mai lungo un percorso stretto e pericoloso, per fortuna ancora solo sulla carta, impropriamente definito “Ciclovia turistica”. Qualche politico locale di peso avrà il coraggio di porre fine all’immobilismo dicendo ai suoi elettori che va trovato un altro percorso per rendere turisticamente più appetibile tutta la valle del Metauro? Lungo l’ex ferrovia metaurense si può passare tranquillamente; lo confermerà indirettamente un accurato studio di fattibilità, se la Regione Marche, che lo ha in parte pagato, si deciderà a pubblicarlo dopo averlo nascosto per due anni. Nelle immagini, un confronto impietoso: una ciclovia fatta a regola d’arte (Alpe Adria) e un’altra che passerebbe dove non esistono spazio e sicurezza (via Galilei a Fano).






















