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Mattinata d’eccezione per gli studenti del tecnico urbinate che hanno assistito alla proiezione di Invelle (Premio Carlo Lizzani alla Mostra di Venezia) assieme all’autore Questa mattina il cinema “Nuova Luce” ha ospitato un centinaio di ragazzi di quinta dell’Itis “Mattei” di Urbino per un evento d’eccezione: assistere assieme all’autore, regista e disegnatore Simone Massi alla proiezione del film di animazione Invelle, che all’ 80° Mostra Internazionale d’arte cinematografica a Venezia ha ricevuto il Premio Carlo Lizzani. L’opera di animazione, premiata a Venezia per la sua capacità di “affrontare con passione e sensibilità la storia d’Italia dall’avvento del fascismo agli anni di piombo”, è un racconto privato e corale, in cui i ricordi ascoltati dalle bocche degli anziani si mescolano alla fantasia poetica, come sempre capita nelle tradizioni orali. Nei tratti graffiati del disegno si alterano tre generazioni della stessa famiglia che abitano un non luogo della campagna marchigiana e richiamano un mondo immerso nel passato calpestato dalla Grande Storia. “Questo progetto è passato attraverso 12 anni di gestazione e 40 sceneggiature diverse – ha confidato Simone Massi agli studenti – e non può essere normale. Ma questa attesa mi ha portato a lavorare in modo continuo sulla scrittura. Ho iniziato la mia vita da operaio e per riscattarmi mi sono aggrappato con tenacia all’unica cosà che sapevo fare bene: disegnare. Oggi ho la possibilità di comunicare me stesso, proponendo al pubblico quello che vorrei vedere io.” Ecco perché Invelle, il primo lungo di Massi (che già in passato aveva ottenuto i più prestigiosi riconoscimenti internazionali, tra cui il David di Donatello), non può che affondare le sue radici nella nostra terra, a partire dalla lingua che utilizza: il dialetto pergolese.

“Non avrei potuto fare altrimenti per non tradire l’origine di questi personaggi. Questa lingua si abbina al mio disegno a mano che è fatto di un segno sporco, ruvido, che richiama al lavoro fisico, al tagliarsi le mani per il lavoro. In questo film anche il parlare spesso sfuma per lasciare a chi guarda lo spazio di riempire con la sua sensibilità questa storia.” Del resto, lo stesso titolo Invelle, come ha spiegato il regista, “significa in nessun posto, da nessuna parte. Da bambino vedevo mio padre uscire di casa e gli chiedevo “Dove vai, babbo?” e spesso la risposta era “Invelle”, come a dire qui fuori, quattro passi intorno a casa. Negli anni è diventata una sorta di parola-simbolo della rozzezza dei contadini, al punto che da decenni nessuno la utilizza più. Ma è tutto sbagliato. In realtà il termine viene dal latino ubi velles, «in qualunque parte», ed è utilizzato anche da Dante nella Commedia. Nel nostro dialetto diventa induvèlle. Invèlle, è il ribaltamento. La verità è che i contadini hanno avuto in bocca per secoli parole antichissime, nobili. Il volgare si è conservato nella lingua degli ultimi, dei disgraziati, degli analfabeti; cavalca i decenni con una missione: salvare i sommersi.” Spiega il prof. Pier Paolo Dondi, referente del Progetto CineMattei per l’Itis di Urbino: “E’ stato un onore per noi essere accompagnati nella visione di questo film dall’analisi di Riccardo Bernini e dalla narrazione di Simone Massi. Il nostro progetto scolastico nasce nel febbraio del 2021: dopo il lockdown e la didattica a distanza. Negli anni compiere a piedi il tragitto da via Pacioli a via Veterani ed assistere alla proiezione di film d’autore è diventata per docenti ed allievi una sorta di terapia di gruppo, il resto l’hanno fatto i ragazzi con il loro entusiasmo, e Marco Lazzari e Riccardo Bernini che non finirò mai di ringraziare per la loro collaborazione”.

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E in riferimento all’ultimo appuntamento aggiunge: “La scelta dei film proposti in questo triennio, ultimo dei quali Invelle di Simone Massi, a mio avviso una perla di rara bellezza, è sempre stata frutto di un costante confronto con Riccardo ed è ricaduta su pellicole che potessero innescare il dibattito con gli allievi, contribuire alla comprensione critica del presente, ma anche combattere l’apatia e la “distrazione” comunicativa e al contempo promuovere la visione di un cinema “altro” rispetto al mainstream. In tal senso credo che Invelle di Simone Massi risponda appieno ai suddetti obiettivi”.

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