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Dopo 37 anni di abbandono, RFI sta intervenendo sulla Fano Urbino; ora a Colli al Metauro ma si spera che lo faccia in tutto il percorso. I lavori riguardano le ex stazioni di Tavernelle e Calcinelli, le recinzioni e l’eliminazione della vegetazione invadente; a qualcuno fa comodo far credere che rappresentino l’avvio del ripristino dell’ex ferrovia ma in realtà si tratta di lavori di facciata, in modo da illudere chi ancora crede possibile il ritorno del treno. Infatti, non è credibile che i fatiscenti edifici esistenti, di cui è prevista la semplice “pulizia”, funzioneranno di nuovo (quando?) come “stazioni ferroviarie”; che la pulizia profonda dalla vegetazione restituirà la perduta resistenza alla massicciata ferroviaria indebolita dalle radici delle piante infiltratesi in profondità; che sono necessarie nuove recinzioni che, anzi, andrebbero eliminate perché ostacolano il passaggio di veicoli e persone. Cosa c’è da fare di realmente utile lo può dire solo lo studio di fattibilità del ripristino della ferrovia che la stessa RFI ha completato da almeno due anni; i suoi risultati non sono stati resi noti ma è ormai chiaro che nella sede attuale, soprattutto per motivi di sicurezza, un treno non potrà mai passere poiché, tra l’altro, correrebbe a contatto delle abitazioni. Per questo non è da escludere che RFI stia cercando una soluzione diversa per un suo bene immobile di cui vuole liberarsi da decenni (nel 2017 lo voleva vendere a pezzi), anche perché auspica che tutte le ferrovie abbandonate siano riutilizzate dagli Enti locali a scopi sociali e ricreativi. Per la Fano Urbino questa soluzione alternativa è possibile per moltissimi motivi, come indirettamente riconosce l’assessore regionale competente in materia secondo il quale nella valle del Metauro non può tornare un treno di 50 o 100 anni fa; c’è anche una dichiarazione molto netta dall’attuale sindaco di Colli al Metauro che, nell’agosto 2021, ha detto: “no e poi no al ripristino di quella tratta ferrata”.

Tutto questo lascia sperare che i lavori in corso servano non solo per porre fine a decenni di degrado e proteste ma anche per una pista ciclabile; qualcuno li vuole “vendere” come avvio del ripristino della ferrovia ma lo dovrebbe dimostrare col famoso studio di fattibilità che però viene tenuto accuratamente nascosto perché la fine della legislatura regionale è vicina e pubblicarlo sarebbe disastroso dal punto di vista politico. Del resto, è sempre il sindaco di Colli al Metauro a volere fortemente la pista ciclabile; le sue parole sono chiarissime: “Penso che occorre costruirla prima possibile utilizzando tutto il sedime ferroviario, senza compromessi”. Che sia la volta buona per realizzare finalmente la pista ciclabile voluta dalla stragrande maggioranza dei cittadini? Nelle immagini, i fatiscenti edifici ferroviari di Tavernelle e Calcinelli di cui è prevista la semplice ripulitura.

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