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Come umanità rappresentiamo lo 0,01 della vita del pianeta contro l’87% delle piante… c’è una gerarchia del vivente che vede le piante dividersi l’ultimo posto della piramide con i sassi e gli oggetti inanimati”: questa frase, tratta dall’intervento del botanico Stefano Mancuso, tenuto il 27 ottobre a Pesaro, spiega perfettamente tanti episodi a danno del mondo vegetale che si verificano anche nelle nostre zone, in cui le amministrazioni continuano ad invitare il prof. Mancuso per poi ignorare le sue parole quando si tratta di fare scelte concrete per la gestione del territorio: in pratica il solito greenwashing.

Questa volta a fare le spese della considerazione che hanno le nostre amministrazioni per gli alberi è stato un prugnolo di 5 metri di altezza, perfettamente sano, nato spontaneamente, da vari anni, al Campo d’aviazione di Fano, che ha avuto l’arroganza di non spostarsi davanti alle ruspe che stanno costruendo la nuova pista ciclabile (uno stralcio della Ciclovia turistica del Metauro, promossa dalla Regione Marche); inutile dire che è stato impietosamente abbattuto.  In quell’area di almeno 4-5 ettari, in cui si sta scavando per la pista ciclabile, ci sono 5-6 alberi sparsi in tutto: sarebbe stato fin troppo facile individuare un tracciato che evitasse abbattimenti ma non è stato fatto. E’ chiaro che il patrimonio arboreo di una città non dipende da un prugnolo in più o in meno ma è il principio che ci interessa: anche quando ci sono soluzioni alternative, a costo zero o addirittura migliorative, (una pista ciclabile con qualche curva è più gradevole di un rettilineo a perdita d’occhio) si sceglie la strada di abbattere gratuitamente una pianta, perché al fondo non gli si riconosce alcun valore.

Rispetto a quanto accaduto poniamo alcune domande che facilmente non avranno risposta: ci chiediamo se ingegneri e architetti quando progettano opere pubbliche si limitano a tracciare solo delle righe sul pc o fanno anche due passi sul terreno su cui intervengono per vedere cosa c’è già?  E se ci sono delle piante riescono a vederle, in funzione della progettazione o prevale quella che Mancuso chiama “cecità vegetale”? Ci chiediamo fino a quando un comune, come quello di Fano, continuerà a realizzare delle opere pubbliche o darà il suo assenso a progetti di altri enti, senza avere nel proprio organico un agronomo o un dottore forestale che possa esprimere il suo parere sui progetti e dare indicazioni per la salvaguardia del verde? Noi siamo da sempre a favore delle piste ciclabili ma visto che le disposizioni di legge prevedono una larghezza minima di m.2,50 per una pista ciclabile a doppio senso, chiediamo perché si è deciso di costruire un’”autostrada ciclabile” di oltre 4 m., con un consumo di suolo gratuito e con un rettilineo infinito che anche dal punto di vista paesaggistico suscita molte perplessità? Chiediamo anche se il progetto prevede anche una progettazione del verde circostante (creazione di piccole aree di sosta, con panchine, punti acqua, ….) e soprattutto se e quando, lungo questa mega pista ciclabile, verranno piantati degli alberi o si lascerà che  il povero ciclista si cuocia sotto il sole estivo a 35°?

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L’abbattimento del prugnolo ha suscitato per fortuna delle reazioni di sdegno da parte dei frequentatori del Campo d’aviazione, segno che qualcosa si sta evolvendo nel nostro rapporto con le piante: quanto tempo ci vorrà perché una cultura del verde determini anche le scelte di amministratori e professionisti?

La Lupus in Fabula - il consiglio direttivo

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