Il 3 dicembre, a pochi giorni dall’apertura delle iscrizioni a scuola per l’anno scolastico 2025-2026, il Comune di Cagli, insieme al nuovo Istituto Omnicomprensivo Celli – Michelini Tocci, ha lanciato un sondaggio rivolto ai genitori dei bambini e delle bambine che già frequentano la primaria o che lo faranno nei prossimi anni per valutare il possibile interesse a trasferirsi o iscriversi alla scuola primaria di Pianello, la frazione più grande del comune e l’unica in cui ancora ”resiste” una scuola elementare. Abbiamo cercato di capire qualcosa di più, parlandone con l’amministrazione comunale. “L’obiettivo è chiaro: salvare la scuola di Pianello, la scuola più periferica della nostra area interna, attraverso un’offerta formativa che si ponga come alternativa a quella già presente nel capoluogo. In un contesto, quello italiano, di generale denatalità, il fenomeno è ancora più accentuato nei comuni montani e pedemontani e assume dimensioni drammatiche nelle tante frazioni che li caratterizzano e che distano anche molti chilometri dal centro principale. In questi luoghi, tuttavia, la scuola rappresenta uno dei servizi di base da cui dipende la scelta di restare qui o di trasferirsi qui. La scuola è inoltre comunità, socialità e prospettiva di futuro ed è quindi dovere della politica e dell’intera collettività fare tutto il possibile per salvarla”.
Ci dice la vicesindaca Simona Palazzetti: “Partendo da alcune proficue esperienze in contesti assimilabili a quello di Pianello, analizzando gli studi e gli approfondimenti effettuati dall’Istituto Nazionale Documentazione Innovazione Ricerca Educativa (Indire) per il Movimento delle piccole scuole e, infine, guardandoci attorno e cogliendo la ‘naturale vocazione’ della piccola scuola in questione, abbiamo pensato, insieme a genitori e D.S., di valorizzarla e renderla più attrattiva sperimentando una didattica innovativa – non solo nell’orario – correlata alle risorse umane e naturali offerte dal territorio. Quello a cui stiamo pensando – ma che dovrà essere affinato anche tramite il confronto con i genitori, gli e le insegnanti e l’intera comunità – è un modello educativo calato sulle specificità e sulle esigenze dell’area, dove si possa apprendere, accanto alle materie tradizionali, anche i saperi tipici e il rispetto della natura nelle sue diverse declinazioni, dal bosco agli animali (outdoor education). Ma senza dimenticare la modernità, quindi le nuove tecnologie e l’inglese, la creatività e lo sviluppo dell’empatia. Pensiamo di aprire le aule al territorio, svolgendo attività didattiche in contesti sia formali che non formali, in un’ottica di learning by doing. Abbiamo deciso di guardare alla scuola di Pianello concentrandoci sulle sue potenzialità (e non sui limiti e le difficoltà), come, ad esempio, il modello della pluriclasse che funziona meravigliosamente da anni. Questo metodo, se da un lato richiede una formazione specifica da parte delle insegnanti, dall’altro permette di conseguire ottimi risultati. Bambini e bambine più piccoli/e lavorano con la spinta dell’emulazione dei più grandi (un po’ come avviene tra fratelli e sorelle) e, dall’altro, i più grandi mettono in campo valori come la responsabilità e la cooperazione, mentre ripetono e consolidano ciò che hanno già imparato, accanto ai più piccoli che apprendono per la prima volta. Vivere l’apprendimento in un contesto eterogeneo, per altro, riproduce un elemento che è caratteristico delle piccole comunità e che può costituire una forma di arricchimento. Valore fondamentale dei piccoli paesi è, infatti, l’intergenerazionalità: le persone giovani e quelle più anziane si conoscono, comunicano, collaborano, hanno la possibilità di incontrarsi e scambiare visioni del mondo e competenze. L’intera comunità è ‘naturalmente educante’ in contesti così piccoli e preziosi. Sappiamo che è un cammino complicato quello che ci aspetta perché non dipende solo dalla nostra volontà (del Comune, dei genitori, dell’Istituto Omnicomprensivo e dell’Ufficio Scolastico Provinciale con cui abbiamo da tempo attivato un proficuo confronto al riguardo), ma anche e soprattutto dalle politiche scolastiche nazionali e regionali, nonché da quanto a livello sovraordinato verrà deciso per tutelare e valorizzare concretamente le aree interne, ma siamo convinti che una volta compreso il valore del modello educativo e didattico proposto restando uniti e unite possiamo riuscirci. Una offerta formativa alternativa, per altro, arricchisce l’intero territorio”. Quindi, cosa aspettate? Fateci sapere cosa ne pensate compilando e restituendo il sondaggio entro il 10 dicembre.






















