di Anna Maria Polidori
Torna Maria Amelia Monti. Lo fa a Pergola al Teatro Angel dal Foco questa sera (4 febbraio) alle 21.15 proponendo assieme a Claudia Gusmano “Strappo alla regola” un lavoro originale di suo marito Edoardo Erba. La trama è presto detta: viene proiettato un film dell’orrore. Orietta, che è un personaggio secondario, non così, tutto sommato importante, dovrebbe essere uccisa. La ragazza però non ci sta e decide di fare un salto…temporale e salvifico verso l’altra realtà che le si para davanti: una sala cinematografica! Lo shock è tanto non solo per lei che è riuscita a fare questo “strappo” temporale e ambientale, ma anche e soprattutto per un’allibita Moira, maschera del cinema che resta, semplicemente, di stucco. Qui lasciamo la parola a Maria Amelia Monti che abbiamo raggiunto. Come è stata concepita quest’opera? “Dovrebbe forse chiederlo a mio marito che l’ha scritta. Comunque, erano anni che ci giravamo attorno. Ci piaceva pensare ad un lavoro che prendesse ispirazione da: La Rosa Purpurea del Cairo di Woody Allen. Poi abbiamo virato sull’horror traendo ispirazione da Profondo Rosso”.
Ma che cosa accade quando il personaggio di Orietta, che, assolutamente non è la protagonista principale, esce dal film? “Nessuno degli altri riesce ad andare avanti nella narrazione. L’uscita inaspettata di Orietta dalla scena, blocca, di fatto, l’azione”.
Quali differenze ci sono tra le due donne? “Orietta, il personaggio bidimensionale è una donna degli anni ’70, mentre Moira è dei giorni nostri. Sarà un bel confronto. Orietta spingerà infatti Moira a trovare il coraggio per risolvere una situazione familiare drammatica. Una storia di abusi e violenze”. Crede sia importante la solidarietà femminile? Maria Amelia ironizza: “Penso lo sia assolutamente, sebbene conti moltissimo il ruolo che gioca l’uomo nella vita della donna”.
Il vostro è un lavoro comunque leggero.
“Affrontiamo tematiche pesanti quasi fossero una fiaba. Il messaggio che vogliamo lanciare è che una persona può cambiare la sua vita. Non è tutto scritto nel destino. L’arte e la creatività danno la possibilità di fare tutto ciò”.
La società di oggi è complessa. “È un momento un po’ difficile dove sarebbe indispensabile riportare i rapporti ad una base umana: è come se ci stesse sfuggendo l’umanità. Per questo il teatro è molto importante: incontri persone vere, che puoi avvicinare, toccare. Adesso, sennò, viviamo in un mondo filtrato da smartphones, computers, che annientano i rapporti umani”.
Vi siete ispirati agli abusi sulle donne per questa storia… “Sì, sebbene non ci siano moralismi. Vogliamo porre la storia in maniera semplice, andando dritti alla tematica. Il pubblico, lo stiamo notando, ride e sorride grazie a noi”.
Cosa pensa debba fare una donna vittima di abusi? “È importante che ne parli purché non abbia timori, paure, non sia terrorizzata. Tante donne vengono fermate dal proposito di denunciare perché pensano che parlandone possano peggiorare la loro situazione”.






















