
Abbiamo già accennato alla ricorrenza dei cento anni dalle prime immagini che raffigurano la Turba di Cantiano (1925-2025). Prima di quella data possiamo solo affidarci all’immaginazione sostenuta, tuttavia, da numerose testimonianze scritte. Le due foto di gruppo pervenuteci (sicuramente parti di un servizio fotografico più completo a noi sconosciuto) erano state scattate con una finalità promozionale, con i personaggi in posa e tanta gente intorno. Con esse Magnanelli Onorio, personaggio eclettico fautore ed organizzatore della Turba di quegli anni, fece realizzare delle cartoline postali per uso commerciale così da ripagare alcune anticipazioni; nel fronte la scritta “Cantiano – La turba del Venerdì Santo”, nel retro “88034 Prop. Ris. Magnanelli Onorio”. Sicuramente l’iniziativa non passò inosservata se in un libro illustrativo della Provincia del 1934 viene scritto: Merita una speciale menzione la processione del Cristo morto, che si svolge in ogni anno composta e devota, per tutte le vie del paese la sera del Venerdì santo, perché ha uno spiccato colore folkloristico. E cioè mentre sfilano le confraternite religiose e le associazioni cattoliche si inserisce nel corteo un folto gruppo di uomini, in costumi romani ed ebraici, che rappresentano i vari personaggi che parteciparono alla passione e morte di Gesù Cristo.
La circostanza viene oggi ricordata con un allestimento scenografico ideato dall’Associazione “La Turba” sul sagrato della chiesa Collegiata. Per la precisione sono stati realizzati un banner con riprodotta una delle due immagini ed alcuni sagomati in forex dei personaggi principali a creare una composizione corale.

Torniamo all’anno 1925, un anno importante per Cantiano. Infatti, dopo la tragedia del primo conflitto mondiale, si decise di onorare i caduti del luogo con la realizzazione di un parco che ne serbasse per sempre la memoria: il Parco della Rimembranza. Venne messa a dimora una pianta di “Castagno d’India” per ogni caduto e collocato un monumento in ricordo del sacrificio di molti cantianesi. Una delle foto di gruppo ha come sfondo proprio quell’area interessata dai lavori. Solo un caso volle che l’anno coincidesse con l’uscita della prima macchina fotografica di piccola dimensione (Leica I), tappa fondamentale nella storia della fotografia. Sicuramente, e lo diciamo con ironia, non venne usato quel modello, ma si trattò comunque di una giornata storica per i cantianesi che coincise con il giorno 10 aprile.
Nelle immagini sono individuabili i personaggi principali protagonisti della drammatica passione di Gesù Cristo così come tramandati e noti; altri sono nascosti tra la folla. Numerosi sono i soldati romani: il “battistrada”, rappresentato proprio dal Magnanelli a guidare e tenere unita la processione, il tamburino che segnava il passo, altri soldati di cui tre a cavallo con alabarde (al posto di lance) ed una grande scritta SPQR; almeno cinque sacerdoti vestiti con pianete, mantelli, mitrie e libri di chiara provenienza ecclesiastica. Pilato, in frac e con uno strano copricapo, accompagnato da due paggetti con brocca e lavabo; Erode con ombrello processionale ed uno scettro, anche lui accompagnato da un paggetto. Nel retro una scala portata in spalla indica la presenza del Cireneo. Sul davanti scalzi ed a dorso nudo i due ladroni; poi Giuda in un gesto di disperazione, e l’uomo che tiene in mano il bianco lenzuolo con impresso il volto del Cristo a rappresentare la Veronica. A riempire i vuoti, qua e là, farisei e manigoldi, ragazzi con corone in testa ed un pesante trucco, altri con buffi vestiti. Più o meno una cinquantina di persone, questa era la Turba di quegli anni.
La presenza di queste persone in quel luogo ed in quel momento è però legata ad un’altra, quella principale, che sembra non esserci: il Cristo. Qui è necessaria una breve divagazione, ovvero in quale periodo avvenne l’inserimento del personaggio di Gesù nella processione del Venerdì santo. Non lo sappiamo di preciso. Inizialmente, infatti, venivano condotti in processione solo i simulacri del Crocifisso e del Cristo morto.
I continui capovolgimenti politici dell’Ottocento modificarono sensibilmente certe consuetudini; di certo è da ricondurre ad una diversa modalità realizzativa della Turba, e a differenti ritualità nelle celebrazioni del Venerdì santo. Queste divergenze portarono a distinguere i due momenti, quello tradizionale rappresentato dalla Turba e quello liturgico; momenti che ritrovavano la loro unitarietà nella storica processione serale del Cristo morto. Per questo, sempre più spesso si troverà scritto che insieme alla processione del Cristo morto uscirà secondo il solito la Turba, come del resto avvenne fino a pochi decenni fa. Resta chiaro che se la Turba voleva essere realizzata nella sua autonomia, non poteva fare a meno della presenza del Cristo.
Ma torniamo alle immagini. Il Cristo sembra non esserci, eppure è lì. A ben guardare, al centro del gruppo spunta una canna; è tenuta da una figura scura, alta, tetra, con cappuccio in testa ed una corona, fa spavento! Le memorie del tempo lo indicano scalzo ed in catene. Portato in mostra proprio come un condannato, un usurpatore, e per questo deriso e sbeffeggiato, è l’”ecce homo” di Pilato, così ridotto dai suoi soldati. Nei giorni in cui la chiesa applicava la velatio crucis, la Turba si adeguava e rispettava la tradizione, e così il volto veniva celato da un cappuccio rosso come il saccone indossato, il colore che indica regalità. Il volto del Cristo non si poteva vedere, doveva essere oscurato. Nella realtà era quello di Furiosi Nazareno, nel 1925 ultraottantenne. Come ricordato nel libro “La Turba” di Dante Bianchi, avanzava a piedi nudi con passi lenti e striscianti per la sua tarda età. Da tempo immemorabile, chiamandosi Nazareno, aveva impersonato Gesù. Appena quindici anni più tardi, con l’avvento della Turba in forma di sacra rappresentazione, la tradizione cederà allo spettacolo, ed al Cristo, che assumerà una iconografia classica nella persona di Rosati Remo, verrà messo un ben altro copricapo, ed anche la Veronica non sarà più rappresentata da un uomo. La Turba usciva con orgoglio dal suo lungo medioevo reso evidente in cartolina dal braccio armato del Magnanelli, per entrare nell’era moderna con un format di grande suggestione che troverà negli anni un ampio seguito.
di Maurizio Tanfulli - presidente associazione Turba






















