“La recente odissea di un’anziana utente a cui è stata negata una prestazione sanitaria dal Servizio sanitario regionale, torna ad accendere le luci sullo stato disastroso della sanità pubblica della nostra provincia e della nostra regione. Purtroppo, lo sappiamo ormai fin troppo bene, il caso non è isolato. Anzi, queste gravi inefficienze sono diventate il pane quotidiano per migliaia di cittadini che non riescono più a curarsi, se non ricorrendo ai costosi servizi del privato oppure recandosi fuori regione, senza dimenticare tutti coloro che non avendo la possibilità economica di accedere a queste due opzioni, rinuncia addirittura a curarsi. Situazione, quest’ultima, che secondo recenti indagini statistiche riguarda quasi il 10% dei marchigiani, con una percentuale ben più alta che riguarda le donne”.
A dirlo è il consigliere regionale del Partito Democratico Renato Claudio Minardi, il quale ha presentato un’interrogazione alla giunta regionale per sollecitare provvedimenti volti a garantire le prestazioni del Servizio sanitario regionale e a dare risposte a coloro che si vedono rifiutare le prenotazioni di visite ed esami nel breve e medio periodo con la frase classica: “non c’è posto”! Perché non c’è posto?
“Trovo assurdo – continua Minardi – che l’assessore Saltamartini si sia rifiutato di fornire in aula al gruppo del Partito Democratico il numero di persone che, non potendo ricevere le prestazioni richieste, vengono inserite in apposite liste di presa in carico. Liste di prese in carico che non vengono gestite dagli operatori del call center del Cup ma direttamente dal servizio sanitario. E qui inizia la via crucis. I cittadini non vengono richiamati e nelle statistiche la prestazione è come se fosse stata eseguita falsando i dati. Questa censura, questo nascondere i dati che dovrebbero essere pubblici, la dice lunga sullo stato pietoso della sanità marchigiana”.
“Tutto ciò – continua Minardi – non fa altro che alimentare un altro dannosissimo fenomeno, quello della mobilità passiva verso le strutture sanitarie del nord Italia, in particolare dell’Emilia Romagna e della Lombardia. Un fenomeno che secondo i dati della stessa Ast 1, solo nella provincia di Pesaro Urbino costa alle tasche dei cittadini oltre 64 milioni di euro all’anno. Un fiume di denaro che potrebbe essere utilizzato, se solo ci fosse la capacità di attuare una politica realmente rivolta a garantire il diritto costituzionale alla salute, a potenziare le strutture pubbliche del nostro territorio. Il problema, però, è proprio questo: l’annunciata “rivoluzione sanitaria” della giunta Acquaroli con l’approvazione della riorganizzazione del sistema sanitario e del nuovo Piano socio sanitario, non solo non ha risolto i vecchi problemi, ma ne ha creati persino di nuovi, ben più drammatici e profondi”.
“L’impressione, però – conclude Minardi – è che questo quadro generale non sia solo frutto di errori, ma di precise scelte politiche che il centrodestra ha perseguito con determinazione al fine di demolire la sanità pubblica e favorire il privato, fino a provocare un vertiginoso aumento della spesa pro capite a carico dei cittadini”.





















