La galleria nella Flaminia tra Cantiano e Pontericcioli
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In questi giorni sulla stampa regionale è apparso un servizio che sa molto di paradosso. Nell’articolo, in cui si parla della situazione della Flaminia, si arriva ad accusare i cantieri di essere il problema anziché l’unica soluzione dopo decenni di “abbandono colpevole”. Siamo alle solite. Se non realizzi o ristrutturi le strade ci si lamenta per il degrado in cui versano o per la mancanza di collegamenti; se le realizzi o le ammoderni ci si lamenta della presenza ingombrante dei cantieri che addirittura “uccidono” il turismo. Insomma, se fai o non fai è sempre lo stesso. Vale la pena ricordare però che per realizzare le opere sono necessarie due condizioni. La prima, le risorse. La Giunta Acquaroli, solo per la direttrice Fano-Gubbio, ha messo a terra 125,4 milioni di euro. La seconda condizione, l’apertura dei cantieri che, per la maggior parte delle lavorazioni previste, è necessario avviare tra la primavera e l’estate. Il diritto di critica va salvaguardato, ma l’informazione dovrebbe essere completa e soprattutto obiettiva, altrimenti si scade nella polemica fine a sé stessa. Il turismo e l’immagine del territorio si tutelano con infrastrutture sicure. Inoltre, è vero, come si è letto, che i turisti umbri scelgono altre mete, ma si dimentica di dire che lo fanno proprio perché la Flaminia è stata trascurata per anni, e quindi trasformata in un colabrodo. Infine, siamo davvero sicuri che la soluzione sia quella di rinviare i lavori? Farlo, secondo noi, significherebbe prolungare l’agonia di territori che le passate amministrazioni regionali avevano condannato all’isolamento. Un’infrastruttura strategica come la Flaminia richiede investimenti ed una cultura del “fare” che non appartiene a certi ambienti. Non abbiamo bisogno di chi si dimentica di denunciare l’inerzia del passato e indicare le vere responsabilità di aver relegato le Marche nel gruppetto delle regioni “in transizione” a causa proprio della mancanza delle infrastrutture.

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