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L’assemblea del Pd fanese ha eletto all’unanimità il nuovo segretario, che si è presentato come candidato unitario. È Luca Mancini, agente generale assicurativo di 53 anni, già da un paio di anni componente della segreteria. Mancini ha illustrato la sua linea politica a una cinquantina tra dirigenti e iscritti del Pd, che sono riuniti ieri (sabato 24 maggio) nella sala civica a Gimarra. Il suo primo compito, ha affermato, è guidare il Pd fanese verso il cambiamento, quindi verso una nuova fase: “Ha come elemento fondante l’unità del partito, perchè rappresenta un valore aggiunto in termini politici ed elettorali”. Dopo il doloroso sorpasso subito un anno fa dal centrodestra, il Pd fanese non può permettersi altre stagioni di tensione interna, ora che si profila la sfida delle elezioni regionali. Altro tasto delicato, la necessità “di ripensarsi e di riconnettersi con la città”. I dieci anni delle due giunte Seri, centrosinistra, “ci hanno chiuso in una logica tutta amministrativa. Archiviamo definitivamente la sconfitta elettorale e avviamo una nuova fase basata sul coinvolgimento più ampio possibile dei nostri iscritti”. La candidatura e l’elezione di Mancini si inquadrano in un percorso con un orizzonte politico temporale che va dai prossimi mesi alle elezioni amministrative del 2029, quando il Pd proverà il sorpasso nei confronti del centrodestra, ora maggioranza in città. Mancini è salito in corsa a una segreteria a fine mandato (la scadenza è a dicembre) e pertanto dovrà concentrarsi sui mesi restanti. Evidente è che un buon risultato alle regionali e una buona gestione del partito, in una fase così delicata, lo accrediterebbero per la conferma come segretario. La scelta di Mancini è stata condivisa sia dalla segretaria provinciale, la fanese Rosetta Fulvi, sia dal segretario uscente del Pd locale, Renato Claudio Minardi, che si è dimesso per concentrarsi sulla possibile conferma come consigliere regionale. Mancini ha ringraziato entrambi per la fiducia, ribadendo che l’alternativa alla destra richiede un partito che continui “a svolgere un ruolo centrale all’interno della coalizione”. Un partito, il Pd fanese, che resta una forza popolare in cui, altro richiamo all’unità, “possono convivere anche idee differenti, ma che sappia far sintesi per governare il cambiamento della società attuale. Un partito che non abbia paura di condurre battaglie su valori, principi e singole scelte amministrative”. Un partito “aperto e innovativo, senza timori di cambiare e aprirsi, partendo dalla necessità di dare centralità al ruolo degli iscritti, troppo spesso considerati solo in vista di importanti scadenze elettorali e congressuali”. Serve inoltre capacità “di proporsi e di attrarre forze e soggetti nuovi, partendo da quel fenomenale potenziale rappresentato dal popolo delle primarie”. Servono inoltre, in vista delle prossime sfide elettorali, “nuove energie e competenze”. Senza escludere “le esperienze passate”, si tratta “di valorizzare il contributo delle nuove generazioni, garantendo uno stabile connubio tra il rinnovamento programmatico e della rappresentanza politica”. Un partito, in conclusione, pronto a dialogare e a dare battaglia sulle singole scelte amministrative. Non convincono, per esempio, “metodi e procedure relative alla Link University”. Un tema che si collega all’attuale campagna elettorale per la Regione. Ha concluso Mancini: “Ridurre i finanziamenti alle Università; allo stesso tempo sviluppare Università private, magari in edifici pubblici; ridurre il funzionamento della Sanità pubblica; assistere all’incremento delle persone che per motivi economici non riescono più a curarsi o all’aumentare delle liste di attesa: è questo il modello di sviluppo della destra in Regione. Siamo pronti a guidare il cambiamento e a costruire un futuro migliore per la nostra comunità. Un futuro basato sulla partecipazione, sull’innovazione e sulla difesa dei valori e dei principi che ci caratterizzano”.

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