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Nell’anno più nero, la soddisfazione più grande. Figlia di un’impresa che farà storia. Che è già nella storia. A riprova del fatto che la sorte non premia solo gli audaci ma anche e soprattutto chi la fortuna se la merita a piene mani in virtù di credibilità e serie intenzioni. Il Fano Calcio ha dunque concluso trionfalmente la stagione inanellando una collana impressionante di sole vittorie, senza conoscere ombra di pareggio né di sconfitta. Roba grossa, record che rientra a buon diritto nel Guinness dei Primati, ché nel panorama calcistico nazionale (e fors’anche europeo) sono rare come mosche bianche (ammesso che vi siano) le squadre di qualsivoglia categoria che hanno saputo fare altrettanto.  In effetti, se primeggiare in campionato era un evento prevedibile (anche se non scontato, dal momento che nel football, scienza inesatta per definizione, non c’è nulla di assiomatico), dominarlo in siffatta maniera sfuggiva alle più rosee aspettative della vigilia. Se ne è reso protagonista un gruppo, quello sagacemente assemblato dal duo Mei-Canestrari (la sanno parecchio lunga e non da oggi) e pilotato con perizia da Spendolini,  superiore in tutto e per tutto al resto del lotto. E che ha in sé le basi su cui edificare l’avventura (anch’essa necessariamente vincente) nel torneo di Promozione che ora l’attende tre piani più in alto. Diciamo di elementi imprescindibili e che offrono garanzie totali e certificate. Nella fattispecie, il gran sultano del centrocampo Omiccioli, che saprebbe vedere il gioco pure a occhi bendati. Il re dei bomber Giovanelli, centravanti moderno da più di gol a gara con fiuto della rete e al contempo capacità di dialogare con i compagni.  Il tumultuoso Sabattini, pressoché inarrestabile quando lanciato in velocità. La locomotiva Guei, che se solo migliorasse la concentrazione e affinasse i piedi metterebbe a ferro e fuoco la fascia destra con micidiali coast-to-coast. Un capitolo a parte merita capitan Nodari, bandiera che garrisce al vento di tutte le battaglie. Totem in campo e nello spogliatoio, autentico collante della compagine con l’esempio e la dedizione. Se decidesse di continuare a sfidare il tempo potrebbe tornare ancora utile sul rettangolo verde. Di certo, in prospettiva il suo apporto di esperienza risulterebbe prezioso anche a livello tecnico-dirigenziale. Magari, sulla scorta della stima che universalmente lo circonda, deputandolo a tessere i rapporti con l’ambiente cittadino e in particolare con la tifoseria. Finalmente (ed è un’ulteriore buona notizia) ricompattata a difesa dell’unico credo. Era del resto d’obbligo tornare a far fronte comune. Perché di qui in avanti ci sarà bisogno di tutti. E anche perché questo è solo l’inizio. Il bello deve ancora venire.

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Sandro Candelora
(Opinionista)   

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