Esiste a Urbino l’esigenza di istituire una vera biblioteca comunale, certo non come quella inaugurata in fretta e furia qualche anno fa da Gambini e costituita esclusivamente dagli eterogenei fondi librari della “Pro Urbino”, ristretta in pochi mq., dedicata a Ottaviano Ubaldini – il che suona persino offensivo per un personaggio della sua levatura -, e chiusa e non più riaperta per una infiltrazione d’acqua risalente al 2020.
Una biblioteca comunale dovrebbe avere le caratteristiche di un centro polivalente per molteplici attività culturali e di socializzazione e aggregazione intergenerazionale e stimolo allo sviluppo dello spirito civico. È necessario, però, dotare il progetto degli indispensabili studi preparatori, dell’analisi quantitativa e qualitativa del bacino di utenza per individuarne i bisogni fino e delle indagini sul modello più adatto. Un progetto, insomma, che individui la tipologia bibliotecaria a misura dei bisogni della nostra città indicandone le concrete fasi di localizzazione e di realizzazione.
Per quanto riguarda la tipologia ritengo che l’opzione debba essere ancorata alla sua fattibilità in tempi relativamente brevi. Sembra ancora valida, quindi, la tipologia della biblioteca di servizio, quella per tutti, sul modello anglosassone e scandinavo delle public libreries spuntate un po’ ovunque in Italia negli anni Settanta per iniziativa delle amministrazioni locali. Altre opzioni sono improponibili nella nostra realtà per gli alti costi di realizzo e di gestione e il sovradimensionamento delle finalità e degli obiettivi.
Certo, la biblioteca comunale dovrà tenere conto di tutto questo, ma soprattutto ancorarsi alla realtà urbinate. Una realtà dove hanno sede numerosi istituti universitari che dispongono di una biblioteca centrale, ora a San Girolamo, e di altre due molto importanti a Giurisprudenza e al Polo scientifico dell’ex Sogesta, e di proprie biblioteche tutte e collegate al SBN e la sistema bibliotecario provinciale. E tuttavia i nostri cittadini delle frazioni e i frequentatori del centro storico hanno diritto ad una biblioteca.
Per chi istituire, dunque, una Biblioteca comunale a Urbino e per quale tipologia di utenti? Questo é il problema. Ha senso pensare a una biblioteca pubblica ubicata nel centro storico con così pochi residenti, molti dei quali anziani, senza più bambini e fittamente, invece, popolato dagli studenti? In queste condizioni e in questo contesto, come può una biblioteca stimolare l’incontro tra le diverse anime della città? Tutto questo è francamente poco realistico.
Occorre prendere atto che l’idea di una biblioteca comunale a Urbino non regge, non ha futuro, se non come biblioteca che offra un servizio diverso e alternativo a quello rappresentato dalle biblioteche dell’Università. Una “biblioteca di servizio”, appunto, con materiale librario, sonoro e visivo (cinema, teatro, musica ecc.), con sezioni per studenti delle scuole e per adulti, dotata di emeroteca dove sia fruibile la consultazione on line di quotidiani e periodici correnti.
La Biblioteca comunale dovrebbe poter ospitare una “sezione specialistica” costituita dalla acquisizione in copia del patrimonio librario del Duca Federico e di Ottaviano degli Ubaldini, ora alla Vaticana. Ad essa andrebbe accorpato, segnale di un luogo identitario cittadino, l’Archivio storico del Comune ancora smembrato tra la Biblioteca Centrale dell’Università e la Sezione urbinate dell’Archivio di Stato di Piano Santa Lucia, ma collocato in locali sottostanti l’Istituto comprensivo “Volponi”, in attesa della realizzazione del Polo archivistico territoriale in un primo momento individuato in palazzo Gherardi il cui restauro, però, è fermo dal 2011e a cui di fatto si è rinunciato, e motivo di polemica dopo la pubblicazione del corposo Dossier “Urbino Cultura, Memoria” prodotto da chi scrive e dall’amico prof. Francesco Colocci.
Una soluzione che dovrà adeguarsi comunque ai suggerimenti dello stesso Manifesto dell’Unesco che fissa i principi delle biblioteche pubbliche invitando ad adeguarle ai mutamenti della società e ai particolari contesti, suggerendo un mix di materiali e di nuovi media. Una biblioteca il cui primo nucleo non richiederebbe una spesa eccessiva e che andrebbe dotata, inizialmente, di opere di carattere generale e di consultazione e in seguito arricchita di specifico patrimonio librario di più vasta e diffusa richiesta: dalla letteratura alla divulgazione scientifica, dalla storia alle scienze umane e sociali eccetera.
La biblioteca comunale potrebbe costituire un’occasione di lavoro per imprese di giovani a cui darla in gestione come è avvenuto a Genova per la “Berio” o come il più vicino Centro culturale polivalente di Cattolica dotato di biblioteca e mediateca, un modello ripreso, sebbene in scala più ridotta, da numerose biblioteche di centri piccoli e medi a cavallo fra Marche e Romagna. Quanto all’ubicazione sarebbe preferibile un’area-cerniera tra il centro storico e l’immediata periferia dotata di parcheggi e di strutture adeguate di ricezione e accoglienza. Più complicato ubicarla alla Data anche se sarebbe il luogo di più grande richiamo e fascino.
Ermanno Torrico






















