di Anna Maria Polidori
«Ecco: voglio che i bambini, con me facciano i… bambini. Anzi: tornino a essere bambini». Serena Mercantini la giovane pittrice 25enne di Smirra, laureatasi all’Accademia di Belle Arti di Urbino alcuni mesi, fa ha idee chiare sul corso che terrà tra pochi giorni ai ragazzini nel suo studio. Intanto complimenti per la laurea. «Grazie. Sa: dopo ho avuto un crollo e sono stata perfino ricoverata all’ospedale per una brutta sciatica. Ora voglio informarmi su come possa fare per insegnare. L’idea è quella di prendere anche una laurea in Storia dell’Arte. Dobbiamo fare quello che ci rende felici». Come è nata l’idea di un laboratorio artistico per i bambini? «Stare con loro mi rende gioiosa. Lo scorso anno mi avevano chiamato gli organizzatori di LapisARTE per un corso con dei ragazzini. Quest’anno non è successo ed ho pensato: perché non fare qualcosa qui da me? Non posso sempre attendere che qualcuno si faccia vivo, no? Mi era piaciuta l’esperienza. Certo: c’erano maggiori responsabilità. Dovevo recarmi sul posto di lavoro due ore prima per preparare la lezione». Come ha deciso di strutturare le ore? «Al giorno d’oggi ‘sti figlioli svolgono un mare di attività: danza, musica, sport, ma…. Quando giocano?! Quando si divertono? Nel mio corso voglio che i bambini siano bambini ed alle mamme che mi chiamano dico: non mandatemeli vestiti come dei damerini che devono andare a fare la prima comunione, perché dovranno sporcarsi, giocare, toccare colori, interagire tra di loro. Il mio scopo sarà quello di farli tornare piccini». Serena comprende che anche i campi estivi hanno la loro tabella di marcia. «Non ci saranno compiti, non li porterò a vedere api o cavalli. Non voglio rubare il lavoro di chi fa già queste cose lodevoli. Ho lavorato in quell’ambito, so come funziona. Con me i bambini prima di tutto giocheranno, ci saranno favole, fumetti, arte terapia. E la libertà di dire: mi sono sporcato! Perché, per dirla tutta: ma che male c’è?». Che problema ravvisa nell’infanzia d’oggi? «Non c’è più libertà, così i bambini si ammalano di più e non si riprendono mai del tutto. Sono vuoti perché fanno troppe cose. Hanno bisogno di momenti di svago e di gioco. La cosa più triste è che non sanno più che cosa voglia dire giocare. Le faccio il mio esempio: giocavo ore con le bambole. I miei hanno deciso di acquistarmi un cellulare alle superiore. Un ragazzino che seguo mi ha detto che a scuola hanno posto loro decine di domande sulla Russia e sull’Ucraina, a cui, ne sono certa, non saprebbero rispondere manco i russi e gli ucraini. C’è fame di rilassatezza, divertimento, gioco, scherzi». Quando comincia? Sebbene abbia voglia di farli giocare, proporrà attività, immagino. «Dal 17 giugno che è un martedì, al 10 luglio che è un giovedì. Tutti i martedì e giovedì per due ore ogni volta e con bambini dai 6 ai 12 anni. Sì, certo avremo diverse attività. Scultura, giochi di gruppo dove i ragazzini dovranno disegnare storie, fumetti, progetti pure più complessi. Svilupperò la loro parte più creativa, artistica. Ascolteremo musica, giocheremo, faremo giochi da tavolo. Sono una persona che va a pancia. Modulerò la lezione in base alle personcine che avrò di fronte a me e quello che penso sarà meglio proporre loro. Deciderò quali attività svolgere ogni volta. L’importante è che giochino, che stiano rilassati. Voglio che, durante queste due ore possano dire: mi diverto, mi rilasso, gioco. Dopotutto, sono un bambino».






















