Quod erat demonstrandum, come volevasi dimostrare. Dato il teorema, è giunta puntuale e incontrovertibile la prova della sua geometrica fondatezza. Ne eravamo in verità pressoché certi (ne siamo convinti e lo andiamo scrivendo da anni) ma abbiamo preferito attendere con viva curiosità l’evidenza dei fatti. E quelli attestano che Fano ha trovato un tesoro, che ora non va più tenuto nascosto in cassaforte ma al contrario esibito urbi et orbi con legittimo orgoglio. Due eventi pienamente riusciti, sia pur di natura radicalmente diversa se non diametralmente opposta ma con identica capacità di aggregazione, certificano che lo scalo aeroportuale è il luogo ideale per ospitare manifestazioni musicali di grande richiamo. Perfettamente baricentrico rispetto a Romagna, Umbria e Marche, non lontano dalla Toscana, ha un potenziale bacino di pubblico praticamente illimitato ed è in grado di accoglierlo in spazi infiniti. L’Adriatic Sound Festival ha debuttato col botto, attirando migliaia di amanti della tecno da ogni dove. Ritmi martellanti, vibrazioni ripetute, ossessive e ossessionanti, hanno caratterizzato una due giorni che ha riunito in città i massimi guru del genere, nell’occasione supportati da scenografie mai viste e ammirate a queste latitudini (Stufish, signori, vuol dire qualità). Neppure il tempo di riprendersi dalla kermesse elettronica che sono planati su di noi, appartenenti alla schiera eletta dei cultori del rock più classico e puro, i Dire Straits Legacy, a esibire classe cristallina e maestria suprema. Pur orfani di Sua Immensità Mark Knopfler, la chitarra di Dio e centro di gravità permanente della gloriosa band inglese, Alan Clark, Phil Palmer, Mel Collins, Danny Cummings e soci (tra essi, l’italianissimo Marco Caviglia, che non è il guitar hero di Glasgow, nessuno può esserlo, ma gli va molto vicino), hanno regalato momenti di assolua magia a chi li segue da sempre e ai molti giovanissimi desiderosi di abbeverarsi alle sorgenti del suono più celestiale che sia stato messo su vinile. Due indizi assai pesanti che bastano e avanzano per validare l’assunto di cui sopra. Il ghiaccio, in altre parole, è rotto, la strada intrapresa è quella giusta, l’onda di qui in avanti va cavalcata con convinzione e ampiezza di idee. Il sindaco, bontà sua, vuole invitare Max Pezzali? Ben venga l’ex 883 ma noi puntiamo in alto, molto più in alto. Perché non pensare a Sir, Gordon Matthew Sumner, in arte Sting? O ai Simple Minds, più che mai alive and kicking? O all’immarcescibile Carlos Santana? O ai Coldplay che non sbagliano un colpo? In alternativa, si potrebbe varare un festival a tema, dedicato, che so, al country, al blues, al folk celtico o a quant’altro. C’è solo l’imbarazzo della scelta, in definitiva. E allora Fano caput mundi delle sette note? Di certo ha tutte le carte in regola per diventarlo. Let it be, quindi. Lasciate che la musica ci giri intorno. E vada alle genti. Mentre le genti vengono a noi.
Sandro Candelora - (Opinionista)






















