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Per il pianeta ultrà la curva è il luogo identitario per definizione. Un pò come lo è il Parlamento per i partiti. Lì ci si riunisce per dare sfogo domenicalmente alla passione per la squadra del cuore. Lì si studiano strategie, si pianificano trasferte, si varano programmi futuri. Il tutto, all’insegna di un confronto sano e costruttivo, fondato sul rispetto reciproco delle varie anime che innervano di sé i gradoni. Di fatto, un piccolo esempio di democrazia applicata alla sottocultura dei tifosi che, piaccia o meno ai falsi moralisti da salotto, caratterizza la società italiana ormai da mezzo secolo. Peccato che a volte il dialogo pacifico ceda il posto alla sopraffazione, il libero scambio di idee sia sacrificato al preteso dominio dell’un gruppo (o sottogruppo) sull’altro.  Diciamolo pure fuori dai denti, senza timore di venire smentiti. Quanto sta accadendo da qualche tempo in qua all’interno dello zoccolo duro della tifoseria granata non ci piace. Perché va appunto a confliggere crudamente con quanto premesso sopra, che dovrebbe essere il vangelo, la stella polare dei supporters duri e puri. Passi lo scisma avvenuto anni orsono, che peraltro ha lasciato una ferita di immagine ancora aperta. Ma è la storia recente che crea un senso di rigetto, se non di vergogna. I pochi volenterosi che, turandosi il naso, hanno avuto la forza e il coraggio di seguire l’Alma anche in Terza Categoria meritano rispetto. Da tutti. Anche dai capobanda che, ostinatamente nostalgici di trascorsi che non torneranno più, se ne sono stati bellamente alla finestra. Quegli audaci hanno fondato un nuovo sodalizio che si raduna dietro lo striscione (parecchio bello, tra l’altro) non a caso denominato semplicemente ‘Fanesi’.  Vogliono in tal modo invitare tutti a ricompattarsi nel nome di un ideale (esso sì immortale), lasciando perdere alla buon’ora faide e pregiudizi degni di bambini più che di uomini che non hanno paura di nulla. Nelle intenzioni vuol essere un processo di fusione fredda, tale da abbracciare ed esaltare le diverse correnti interne. Nobile proposito ma al solito c’è chi rema contro, prigioniero di presunte primogeniture quando non schierato a prescindere a favore del disfattismo. Non è così che si ricostruisce un ambiente, ora che la dirigenza, dando prova di serietà e coerenza, sta riportando la navicella sulla giusta rotta. In definitiva, chi non capisce che la curva è una e indivisibile, come non è frantumabile le fede, non è meritevole di popolarla. E’ propio vero: dai (falsi) amici mi guardi Iddio…

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Sandro Candelora - (Opinionista)   

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