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Il Consiglio comunale il 31 luglio ha discusso il Progetto di fattibilità per la Riqualificazione urbana dell’ex Fornace Volponi in seguito a Delibera di Giunta n.63 del 4 aprile 2025 per concorrere al Bando pubblico della Presidenza del Consiglio dei Ministri (10 milioni di euro) per la riqualificazione di aree dismesse o inutilizzate di proprietà. Rispetto all’importanza del tema il dibattito è stato poco partecipato e del resto era stato collocato al 7° punto all’odg e dopo più di 4 ore dall’inizio del Consiglio. Se la discussione relativa al PUG del 10 giugno aveva visto da parte dell’assessore Volponi un approccio burocratico privo di bagliori, ci si sarebbe aspettati qualcosa di più e di meglio dalle riflessioni sulla Riqualificazione urbana dell’ex Fornace, inscindibile dal PUG che verrà. Inoltre il piano finanziario è nebuloso: il sindaco, sibillino, si è limitato a dichiarare che i privati avrebbero dato la “disponibilità senza prendere impegni” a fronte di una spesa complessiva, valutata dallo Studio M&C, di 35 milioni di euro.

Le preoccupazioni, quindi, non possono che aumentare essendo Urbino un sito Unesco e trattandosi di un manufatto ricco di storia e di cultura materiale, collocato in un’area delicatissima di grande valore simbolico, sottostante il centro storico, tra l’ex Monastero di S. Chiara e il Mausoleo dei Duchi di S. Bernardino. Lo stesso Giancarlo De Carlo, nel redigere il PRG del 1994 in cui inseriva la variante relativa all’area della Fornace, sottolineava che il loro rispecchiarsi da lontano fosse l’unico modo di incorporare nel centro storico la natura e di proiettare nella natura il centro storico. Evidente, quindi, il legame profondo con il Mausoleo intenzionalmente allineato sull’asse di simmetria del Monastero quasi a volerlo stringere in un abbraccio a conferma della unitarietà progettuale, spaziale e intellettuale.

Da allora molte cose sono cambiate ma non le basi analitiche e progettuali sebbene dal 1999 siano state diverse le varianti e i passaggi: dalla prima variante normativa che definiva la vocazione polifunzionale del sito, al Piano particolareggiato di De Carlo approvato nel 2003, fino al Piano di Recupero del 2007, che confermava la linea di conservazione del paesaggio: tutti gli immobili esistenti potevano essere recuperati ma non era possibile realizzare nuove costruzioni  e  un vero e proprio vincolo  assoggettava a tutela integrale le zone agricole del sito. Aggiungiamo che l’impianto meccanizzato di risalita al centro storico, e poi la funicolare a doppia navetta, previsto dal Piano particolareggiato, non trovano posto nel Piano di Recupero.

Poco male, perché l’impatto paesaggistico sarebbe stato devastante soprattutto se si fosse optato per la funicolare con l’impianto a monte collocato nel Belvedere tra il vecchio Tribunale e il Monastero di S. Chiara. Con la costruzione dei due parcheggi del Consorzio e di S. Lucia, riteniamo che la funzione strategica di collegamento con il centro storico non sia da considerare “imprescindibile”, semmai lo sia stata, mentre ne guadagnerebbe la straordinaria funzione della valle che ospita la Fornace che con discrezione si inserisce nel paesaggio. Occorre anche dire che la decadenza economica e commerciale e la perdita di abitanti spinge la città a ridisegnare il suo futuro come centro culturale di valenza internazionale e di richiamo per il turismo colto e dunque non possiamo permetterci nulla che non sia di qualità.

Detto questo riteniamo indispensabile un dibattito pubblico a iniziare da un Consiglio comunale monotematico. L’Integrated Territorial&Urban Conservation (ITUC), che si terrà a Urbino dal 16 a 26 settembre, potrebbe essere un importante palcoscenico per suscitare l’attenzione su Urbino di grandi professionisti della integrazione del patrimonio storico urbano nei processi di pianificazione e dello sviluppo sostenibile.

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Occorre attirare l’interesse dei personaggi della cultura, analizzare il rapporto con il PRG vigente e, dal punto di vista organizzativo, istituire un Ufficio di Piano, potenziare il personale, stabilire rapporti di collaborazione con Provincia e Regione e istituire un concorso internazionale fermo restando che l’aspetto paesaggistico dovrà prevalere in tutta la progettualità. Grande attenzione va riservata all’area di archeologia industriale che va restaurata e ricostruita per essere adibita a centro di ricerca e a spazio per la convegnistica e le mostre d’arte e a sede del “Centro culturale Paolo Volponi”. La nuova configurazione, come suggerisce De Carlo, sarà costituita da sei corpi di fabbrica con l’ex forno che continuerà ad essere il “baricentro del sistema” integrato dalle “gallerie coperte” e dai “percorsi che connettono tutto l’insieme”.

Sarebbe interessante portarvi copia del materiale prodotto dall’ILAUD (International Laboratory of Architecture and Urban Design) conservato all’ Università IUAV di Venezia, operativo dal 1975 al 2003, che De Carlo volle fosse collocato proprio in un fabbricato dell’ex Fornace, un “laboratorio – lo definiva – di esperienze e preziose sperimentazioni”, che accolse i più qualificati architetti internazionali. Una richiesta che se soddisfatta non toglierebbe nulla alle 697 unità archivistiche costituite da Atti, progetti, disegni, relazioni, modelli e documenti digitali dello IUAV. Un “pedant” ai 900 volumi e 30 testate di riviste donate alla Fondazione Carlo e Marise Bo da Anna De Carlo, catalogati e fruibili dal pubblico. Alla documentazione di De Carlo potrebbe, in prospettiva, essere unita la biblioteca donata da Livio Sichirollo al Comune di Urbino, colpevolmente ancora parcheggiata in un locale affittato dai famigliari.

Non va dimenticato che Sichirollo è stato protagonista con De Carlo di uno straordinario sodalizio intellettuale e del PRG di cui seguì dal 1958 tutti i lavori preparatori sia da assessore alla PI e poi all’Urbanistica. Promosse e organizzò diversi convegni che collegavano il PRG al futuro dei centri storici. Un intellettuale originale che ha coniugato il suo impegno pubblico con un arricchimento teoretico del rapporto tra filosofia e politica. Un umanesimo che fa di Sichirollo un “filosofo della società e nella società”.

Ermanno Torrico

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