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L’importante non è partecipare ma vincere. Non ce ne voglia la buonanima del barone De Coubertain, padre nobile del moderno spirito olimpico, se stravolgiamo una tantum il suo celebre aforisma. Il fatto è che qui si va necessariamente di fretta, le tappe di avanzamento sono inevitabilmente forzate, il traguardo finale da perseguire (l’auspicato e veloce ritorno nel calcio che conta davvero) è ancora lontano ed impone quindi accelerazioni continue, vietando ogni inopportuno calo di tensione. Fuor di metafora e per dirla come sta, l’Alma riparte per primeggiare anche nel campionato di Promozione che va ad iniziare. Deve farlo (o almeno tentare di farlo con tutte le proprie energie) per la storia, il blasone, la città, da ultimo per un ambiente finalmente ricompattato e coeso. Assodato ciò, il problema semmai è quello di pesare il reale valore dell’organico messo a disposizione di Omiccioli (padre), tecnico navigato, carismatico e capace che a questi livelli conosce tutto di tutti e che di certo non è tornato a Fano per accontentarsi del ruolo di semplice comparsa. È peraltro indubbio  che il triplice salto di categoria imponga ai granata un pedaggio importante ma ci pare che lo scheletro della squadra ci sia e si caratterizzi per una qualità assoluta. La direttrice costituita da Santini in porta, Fontana e Saponaro (o Giacomelli) nel cuore della retroguardia, il sapiente Omiccioli (figlio) a dettare da par suo i ritmi e le geometrie del gioco, Gucci e Sartori di punta offre in effetti le più ampie garanzie. A corredo ed integrazione della spina dorsale, una vasta scelta di elementi, giovani e meno, se non certificati quantomeno motivati, essendo espressione del territorio, a dare il massimo per una casacca tanto gloriosa e su un palcoscenico, quello del ‘Mancini’, così rinomato. Lungo il cammino che conduce alla gloria non mancheranno le avversarie agguerrite, oltretutto desiderose di non sfigurare al cospetto di cotanta piazza, da sempre ammirata e pure invidiata da distanze siderali. Come sempre la parola definitiva e inconfutabile  spetterà in ogni caso al campo. Ma il grido di battaglia è già lanciato, all’insegna di un perentorio motto, che è anche un imperativo categorico. ‘Signori, noi siamo solo di passaggio’. Crederci è quasi vincere. Volerlo è come poterlo. Tutto il resto è noia. E non ci appartiene.

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Sandro Candelora (Opinionista)

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