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La volontà politica ha purtroppo scelto di avviare a partire da Fano una infrastruttura che non può essere considerata ciclovia in quanto non rispetta la legge nazionale sulla mobilità ciclistica (2/2018) e contraddice tutti i quattro criteri enunciati nel Progetto definitivo: sicurezza, economicità, flessibilità modale e attrattività. In questa sede esaminiamo economicità e flessibilità modale

L’economicità non esiste. Infatti, sono previste numerose nuove opere che necessitano di finanziamenti ingenti ed evitabili; in particolare servono numerose verifiche antisismiche, di resistenza dei terreni, pozzetti esplorativi e sondaggi per realizzare quanto segue: alcuni attraversamenti idraulici, 6 nuovi ponti ciclopedonali per un totale di 205 metri, 4 paratie di pali per allargare la sede stradale per complessivi 360 metri e, dulcis in fundo, addirittura un muri di sostegno in c.a. di 340 metri. Il progetto è molto più costoso rispetto al precedente (purtroppo cancellato) che prevedeva di passare ai margini dell’ex ferrovia Fano Urbino.

Non esiste neanche la flessibilità modale, cioè in sostanza caricare la bici sul treno, scendere dove si vuole e viceversa. Questo è già possibile per esempio (in parte) tra la Ferrovia adriatica e la ciclovia che sta nascendo lungo la costa dal Veneto alla Puglia. Quando sarà completata, milioni di cicloturisti ne potranno usufruire, per poter poi inoltrarsi verso l’entroterra. Ebbene, ammesso che eventualmente venisse riattivata la Fano Urbino, il progetto della cosiddetta Ciclovia turistica ha escluso tutte le stazioni dell’ex ferrovia, cioè i punti in cui ci sarebbe l’integrazione fra bici e treno! La vera intermodalità è quella tra la stazione di Fano e una ciclovia fatta a regola d’arte lungo la valle del Metauro. Con la bici elettrica, in poche ore e senza grandi sforzi anche le persone di una certa età possono arrivare a Urbino; oppure fermarsi nei tanti punti notevoli offerti dal territorio.

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E pensare che, con appena 4,5 milioni, poteva già essere in funzione da Fano a Tavernelle una ciclovia bella, sicura e immersa nel verde lungo l’ex ferrovia che RFI, per evitare spese improduttive e gravi responsabilità, sarebbe ben lieta di consegnate agli Enti pubblici locali.

da Enrico Tosi<etfano@gmail.com>

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