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di Anna Maria Polidori

Dopo una lunga malattia affrontata con grande coraggio e dignità è scomparsa questo 30 settembre

Era stata a lungo insegnante di yoga a Cagli, Ivana Anna Marinello. Utilizzava gli spazi della scuola di danza di Benilde Marini per le sue lezioni. Viveva a Salceto Lame, una frazione del comune di Pietralunga, in territorio umbro. Amata, apprezzata da tutte le sue allieve, un giorno una di queste ci confidò quanto fosse stata dura per loro l’abbandono di Ivana, costretta a lasciare per cause familiari. La signora aveva definito Marinello una persona unica e indimenticabile. Ivana, sorriso radioso e felice, dopo una lunga malattia affrontata con grande coraggio e dignità è scomparsa questo 30 settembre.

Marinello incarnava due regioni: il calore siciliano e l’efficienza lombarda. Cresciuta però a Genova, dove erano andati ad abitare i suoi, quella città  ha rappresentato per lei calore, mare, esplorazione della realtà e… amore. È qui infatti che conosce il futuro marito, umbro. Ci aveva detto una volta che avrebbe sempre amato quei parenti che avevano «aiutato» la loro storia d’amore a nascere e consolidarsi. I due vanno ad abitare a Milano. Il marito diventa l’autista di Pirelli, Ivana lavora come segretaria.

Il ritorno in Umbria? Non è stato semplice: quanta differenza tra Milano ed i boschi umbri! Tra la Scala, il Duomo, il traffico cittadino e un… pollaio di galline umbre. In più la casa era ancora da finire, c’erano tante situazioni da migliorare, ma Ivana aveva un carattere indomito, così ha abbracciato questa terra e l’ha fatta sua, prendendo tutto il bello e il buono che poteva offrire e lasciando che questa guidasse lei e le sue azioni nel miglior modo possibile.

Amava questo luogo con  grande visceralità, combattendo le sue battaglie per lasciarlo il più possibile incontaminato e in pace.

Appassionata di giardinaggio, per anni membro di Seeds Savers, adorava piantare tutto quello che cresce: vegetali, frutta e verdura diversificando le scelte e provando sempre strade ecologiche che portassero all’efficienza del raccolto e alla conoscenza di nuovi ortaggi da gustare.

Amava la natura. Durante la mia ultima visita si disse profondamente amareggiata per la condizione delle api: «Il polline si è seccato con questo caldo così le api non hanno potuto  mangiare a sufficienza per produrre miele». Guardò fuori della finestra, come a cercare una soluzione.

scarpe firmate

Era un’appassionata della compagnia. Non andava alla veglia, come si usa da queste parti, ma era sempre felice di accogliere chiunque entrasse a casa sua, perché Ivana amava tutte le anime, senza distinzione alcuna. Era una grande ascoltatrice. Amava ridere e sorridere di buon cuore: era uno spirito estremamente ironico e lo è stato spesso anche durante la malattia. Sempre misurata, saggia, amava studiare le anime che aveva di fronte. Era uno spirito libero: non avrebbe mai imposto qualcosa a qualcuno.

Era felice, perché aveva trovato nella natura, nell’orto, tra le api, la sua dimensione. Una dimensione fatta però, soprattutto di profondità, interiorità, di buone letture, di giovialità, di connessioni con tante persone, apertura verso qualunque tipo di realtà le si parasse di fronte.

Insegnante di yoga, Ivana ha vissuto una spiritualità profonda, quotidiana. Per lei questa disciplina era consapevolezza ed equilibrio, un andare oltre la verità e l’essenza del nostro essere: armonia, respiro, silenzio, libertà. Una parola che l’ha caratterizzata nella vita è stata la cura: verso le due figlie, verso i genitori che erano a casa con loro e che ha accudito sino alla fine, verso gli studenti di yoga, verso suo marito.

Amava cucinare, Ivana, portare sulla tavola tanti piatti succulenti per far felice la sua famiglia e il pomeriggio non poteva mancare un buon tè verde con dei pasticcini.

Era comunista e ne andava fiera. Però, nonostante non credesse, aveva una profonda spiritualità ed era una persona estremamente seria. Per oltre trent’anni è stata la presidente dell’acquedotto della zona, che ha lasciato di recente, con grande tristezza da parte di tutti, proprio perché era stato gestito da una persona attenta e su cui poter fare affidamento.

Don Pietro, parroco di Montone, che la conosceva bene ne ha ricordato la grande amicizia e la sua ricerca della spiritualità. Sino alla fine Ivana è rimasta delle sue idee: non voleva un funerale religioso, ma un ultimo incontro, un ultimo dialogo a casa sua, con chi l’ha amata e le ha voluto bene. Con chi ha avuto la fortuna di conoscerla e apprezzarla e potrà serbare dentro di sé gli insegnamenti che ha trasmesso.

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