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Brutti, sporchi e cattivi. E chissà se alla fine anche vincenti. Nonostante ciò o forse proprio in virtù di questo. Con un terzo di campionato ormai in archivio, l’identikit dell’Alma è già chiaro e definito sin nei minimi particolari. È una squadra che paradossalmente (ma non troppo, visto quanto abbiamo davanti agli occhi settimanalmente) non gioca da squadra. Perché non può e non sa. E la ragione non è difficile da individuare. Una manovra organica nasce spontanea ed efficace quando hai a disposizione elementi bene assortiti, capaci di coprire i ruoli in maniera congrua e garantire di riflesso ai reparti il giusto equilibrio, in chiave sia offensiva che difensiva. Non è questo il caso. Almeno fino ad oggi e presumibilmente fino al termine del torneo. Mister Omiccioli le sta provando tutte ma la quadratura del cerchio, ammesso che esista, non l’ha ancora trovata. Non c’è spinta sulle fasce, perché Scarlatti e Giacomelli appaiono assai timidi nel proporsi in profondità. L’ultimo arrivato Roberti potrebbe peraltro sopperire a questa lacuna, in virtù di dinamismo, coraggio e sana tignosità. In mediana Omiccioli, alla sua veneranda età (ma in campo non lo dimostra), è costretto a cantare e portare la croce. Gli tocca infatti impostare il gioco e fare filtro, dal momento che di incontristi puri o comunque di centrocampisti completi, eccezion fatta in parte per Mattioli, non se ne vede traccia. Non lo sono, in effetti, Pierpaoli (spesso impalpabile ma per fortuna sovente decisivo sotto rete), Niang (istintivo e non di rado pasticcione) e Moschella (anch’egli né carne né pesce).  In avanti, fatti i debiti scongiuri a che gli dei del calcio preservino a lungo Gucci da ogni ricaduta nella fastidiosa infiammazione che l’ha tenuto mesi lontano dal pallone, lo spettacolo nel bene e nel male è assicurato dal lunatico e imprevedibile Sartori, che non ha ancora capito (né mai lo capirà) che a football si gioca in undici. Alla luce di questo quadro d’assieme, invero non entusiasmante, è lecito chiedersi se può bastare vivere (e vincere) di episodi, invenzioni individuali e casualità assortire, sospinti va detto da un tifo encomiabile ed invidiato che però non porta punti in classifica, per arrivare primi ed evitare in tal modo la roulette russa dei playoff. Il Lunano capolista non scherza e se è vero che ha speso di più è altrettanto innegabile che sembra aver speso meglio, allestendo una compagine omogenea ed affidabile, come attestano i risultati ottenuti. Ma l’alibi dell’economia di esercizio non regge per chi si chiama Alma, ha una storia importante alle spalle e un futuro tutto da scrivere necessariamente a caratteri maiuscoli. E che a questi livelli ha il sacrosanto dovere di vincere. A qualunque costo. Costi quel che costi. Provideant consules.

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Sandro Candelora (opinionista free lance) 

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