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Quod erat demonstrandum, direbbe con legittimo orgoglio la buonanima di Marco Vitruvio Pollione. Quello che molti ipotizzavano, non pochi giuravano e tutti speravano è stato alfine acclarato. E debitamente diffuso urbi et orbi. La basilica esiste, è inequivocabilmente lì, nel cuore della Fano romana, proprio dove il sommo architetto (padre assoluto della disciplina, ispiratore del Rinascimento e in cascata di tutti i suoi sviluppi moderni) l’aveva progettata con cura e supervisionata in prima persona nel corso dell’edificazione. La scoperta (e la certezza della stessa) è epocale, di portata mondiale (ché l’arte e la bellezza sono patrimonio collettivo), tal quale può essere il ritrovamento di un inestimabile tesoro dell’antichità dapprima solo vagheggiato e poi fatto riemergere. Al cospetto della sensazionale notizia giubilano gli studiosi, esultano gli addetti ai lavori, gongolano istituzioni e politici di ogni colore, puntualmente accorsi a vario titolo a celebrare il trionfo. Devono essere fieri anche i cittadini, indistintamente. Senza i falsi distinguo eretti in passato a difesa di questo o quell’orticello dell’interesse personale. Perché Fano si conferma, se mai ce ne fosse bisogno, una piccola Roma. O, meglio, l’ancella privilegiata della capitale dell’impero, fatta erede di un patrimonio monumentale con pochi paragoni altrove. Si pensi, oltre alla basilica, al teatro, all’anfiteatro, alle mura perfettamente conservate, all’Arco di Augusto e a quant’altro (ed è molto, un indizio su tutti: il Tempio della Dea Fortuna) giace di sicuro ancora sepolto a soli pochi metri di profondità. Un’eccellenza di tale genere non va dispersa ma al contrario deve essere assolutamente valorizzata, essendo foriera di importanti ricadute turistiche, economiche e d’immagine su scala globale. In tal senso, è necessario (costi quel che costi) proseguire gli scavi e le indagini necessarie a riportare alla luce (o almeno individuare con esattezza) il perimetro originale della grandiosa costruzione vitruviana. E poi  creare un percorso tematico che leghi tutti i siti romani della città, fatti scrupolosamente oggetto di pulizia e manutenzione, in un itinerario fruibile al meglio. Esperti, studenti, semplici turisti provenienti da ogni dove avranno a quel punto davanti agli occhi e potranno toccare con mano  quello che fino a ieri leggevano solo sui libri di storia. Di qui in avanti ci sarà in definitiva un prima e un dopo l’eccezionale annuncio. E la netta sensazione (che a questo punto è quasi realtà) è che il bello debba ancora venire. In tutti i sensi.

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Sandro Candelora - (Opinionista free lance)

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