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Emanuele Upini, autore toscano, ha recentemente pubblicato “Acqualagna”, romanzo edito da Letizia Editore. Per celebrarne la pubblicazione, abbiamo intervistato l’autore che si è raccontato senza filtri rispondendo alle nostre domande.

Ė uscito da poco il tuo nuovo romanzo dal titolo “Acqualagna” e sappiamo che per te è un manoscritto molto importante. Da dove è nata l’ispirazione che ti ha portato scrivere questo libro?
Il libro è venuto fuori nel tempo, costruito poco a poco senza seguire una scaletta. Avevo voglia di scrivere storie che riguardavano almeno in parte vicende di cui sono stato testimone nella casa di riposo ad Acqualagna mentre svolgevo il servizio civile, sia per omaggiare la memoria degli anziani e sia per cristallizzare le loro storie perché secondo me hanno molto da raccontare. Ci sono mondi davvero sconosciuti per chi non vive queste realtà da vicino e che andrebbero scoperti sia per insegnare che per emozionare. Oggi i cuori sono tutti un po’ induriti e per cambiare in meglio le persone bisogna far sentire loro le emozioni giuste.

Cosa ti ha lasciato questa esperienza ad Acqualagna?
Purtroppo ho perso presto i miei nonni, avevo solo 17 anni. Quando ho fatto l’obiettore ho riscoperto il piacere di interagire con persone anziane. Mi ha aiutato a cambiare l’approccio con le persone di una certa età, in un certo senso ero come indurito nei loro confronti e questa esperienza mi ha permesso di vedere e di approcciare a queste persone in modo totalmente diverso. Poi ti confesso che è stata un’esperienza difficile. Da Arezzo sono stato catapultato ad Acqualagna, lontano da casa e senza affetti ma con il tempo avevo creato un legame davvero sentito.

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In altre prefazioni hai detto di avere rimandato più volte la scrittura di questo romanzo, come mai?
Ho rimandato perché non erano maturi i tempi. Dopo aver finito il mio primo romanzo avevo deciso di iniziare la stesura di questo libro ma poi, per una serie di motivi e situazioni, ho rimandato fino a quando non era arrivato il momento che ritenevo giusto e che mi ha permesso di comporre correttamente questo mosaico di storie meravigliose.

C’è qualcosa che diresti all’Emanuele dell’epoca?
Non direi nulla all’Emanuele di quegli anni perché certe emozioni vanno vissute senza essere alterate e spero di trasmettere ai lettori le stesse emozioni che mi hanno trasmesso i racconti degli anziani della casa di riposo di Acqualagna.

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