In merito alle dichiarazioni dell’assessore Elisabetta Foschi e dell’assessore Paolo Calcinaro, sugli aumenti delle rette nelle RSA, è necessario riportare il dibattito su dati oggettivi e verificabili.
La Regione Marche ha annunciato uno stanziamento complessivo di 30 milioni di euro per il triennio 25/27. Posto che siamo nel 2026 inoltrato e gli aumenti sono da tempo sul tavolo di discussione, di questi solo 9,6 milioni nel biennio 2026/2027 sono destinati direttamente alle famiglie. Una cifra che, se rapportata ai 6.396 posti letto accreditati (dato riportato da Il «Resto del Carlino» del 18/02/2026), equivale a meno di 2 euro al giorno per posto letto. È evidente che si tratta di un contributo del tutto insufficiente a compensare aumenti che arrivano fino a 5-7 euro al giorno.
La restante parte delle risorse andrà direttamente ai gestori delle strutture. Ad oggi non risultano garanzie stringenti che tali fondi siano vincolati a calmierare le rette o a impedire ulteriori incrementi. Senza un vincolo chiaro e trasparente, il rischio concreto è che gli aumenti continuino a gravare sulle famiglie. E’ difficile riuscire a comprendere nei fatti cosa stia accadendo nelle RSA se dagli enti preposti si parla di cifre roboanti senza che vengano affrontati i capitoli di spesa per chiarire e documentare, come e in quanto tempo, le cifre verranno erogate.
E sono proprio le famiglie l’anello più debole di questa catena. Non hanno alternative: quando un proprio caro necessita di assistenza residenziale, la scelta non è rimandabile. Si paga, anche a costo di intaccare risparmi di una vita o di indebitarsi, pur di garantire un livello di assistenza minimamente adeguato.
Sorprende quindi che oggi si parli di “stop” e di tavoli di confronto quando Regione e Comune avrebbero dovuto vigilare, secondo norma, sull’operato delle strutture. Che la Regione avesse aperto la strada a incrementi significativi è noto da mesi. La questione è stata riportata più volte dalla stampa locale e regionale e rilanciata da diverse associazioni. Possibile che l’assessore Foschi e il sindaco Gambini scoprano solo ora la portata del problema? Perché non si è intervenuti prima, quando i segnali erano chiari, invece di attendere le proteste dei familiari? Gli aumenti vanno revocati.
È inoltre fuorviante far ricadere la responsabilità esclusivamente su COOSS, se prima non si è aperto un confronto serio e tempestivo con la Regione, con cui l’Amministrazione comunale intrattiene rapporti continui e strutturati. Senza un’interlocuzione preventiva e un chiarimento sui vincoli delle risorse stanziate, è troppo semplice individuare un capro espiatorio a posteriori.
Le dichiarazioni dell’assessore Foschi e dell’assessore Calcinaro sembrano più un tentativo di chiudere la stalla dopo che sono scappati i buoi che una reale assunzione di responsabilità politica.
Servono misure strutturali, risorse adeguate e soprattutto vincoli certi affinché ogni euro pubblico sia effettivamente utilizzato per contenere le rette. Diversamente, ancora una volta, il peso ricadrà sulle famiglie.
Sinistra per Urbino






















