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A 14 anni dalla morte, un omaggio al sacerdote nato a Fermignano. Ha guidato per 42 anni la parrocchia di San Liberio

Era uno di noi, ricordano quelli che lo hanno conosciuto, ma nello stesso tempo era un sacerdote dai grandi valori spirituali perché proveniva da un’esperienza come frate camaldolese che lo aveva formato e dotato di grande ricchezza interiore. Nato a Fermignano nel 1937, don Mario Guidi da ragazzo entrò in convento dove prese i voti ricevendo anche l’ordine sacro. Desideroso di condurre una parrocchia e non potendolo fare come monaco, trasformò la sua vocazione in un normale sacerdote. Si trasferì in Francia dove ricoprì il primo incarico da presbitero. Tornato in Italia, si fermò a svolgere il suo ministero in una parrocchia della Toscana, dove nel frattempo si era trasferita la sua famiglia. Successivamente ebbe un incarico di parroco a Cavallara di Pesaro e nel 1970, quando unirono le parrocchie di Cavallara e San Liberio (Colli al Metauro), prese qui la residenza nella nuova casa parrocchiale. Ci rimase per ben 42 anni. In seguito, per altri 20 anni fu cappellano dell’ospedale di Fano e infine concluse il suo percorso in qualità di collaboratore nelle parrocchie di Tavernelle e Serrungarina. Nei primi anni di sacerdozio a San Liberio riuscì a mettere insieme qualche soldo da spendere per la chiesa. Comprò un pulmino col quale effettuava il servizio di trasporto scolastico per il Comune di Montemaggiore al Metauro con una retribuzione per il servizio prestato.

Persona ironica e scherzosa, partecipava alla vita della comunità nelle feste e tradizioni paesane. Negli anni in cui d’estate c’era usanza andare a fare il bagno al fiume, andava anche lui con una camera d’aria di un camion come salvagente, visto che non sapeva nuotare. Gli scherzi vanno e vengono. Così due chierichetti di San Liberio gli misero l’aceto al posto del vino durante una celebrazione liturgica a Cavallara e lui per contraccambiare, li fece tornare a casa a piedi. Era il prete delle gite religiose. Riusciva sempre a coinvolgere tanta gente. La sua chiesa di riferimento anche quando non era più parroco, è sempre stata quella di San Liberio che riportò all’antico splendore insieme alla casa parrocchiale dove rimase ad abitare fino al ritorno al Padre.

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Vi era talmente legato che alla sua morte deposero le chiavi del portone d’entrata nella bara. Viene ricordato per la vicinanza e la presenza che dava alle famiglie specialmente nei momenti difficili come la malattia. Ogni mese celebrava una messa per tutti i ragazzi del paese deceduti per qualsiasi causa. Don Mario era un prete apprezzato per la sua predicazione ed era un generoso, avendo adottato a distanza un bambino etiope, che era andato a conoscere di persona. Purtroppo una malattia ne stroncò l’esistenza all’età di 75 anni: al suo funerale partecipò l’intera comunità con la chiesa di Villanova gremita all’inverosimile.

 

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