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Come possono degli alberi sanissimi diventare in pochi mesi dei potenziali assassini e quindi essere abbattuti perché (citazione dell’ordinanza) “minacciano rovina e rappresentano pericolo per la pubblica incolumità”? Semplice! Un cantiere, avviato per rifare la pavimentazione di una piazza, viene trasformato in un cantiere di indagini archeologiche senza che venga rifatta una benché minima valutazione sulla compatibilità degli scavi con la presenza di 21 alberature. Cioè si inizia a scavare in ogni direzione, si tranciano le radici superficiali e si asporta il terreno dall’apparato radicale, lasciando quindi agli alberi pochi ancoraggi.

Come si fa ad uccidere 14 tigli in 5 giorni (gli altri 7 sono ancora nel “braccio della morte”) senza che nessuno possa chiedere in appello la loro salvezza o verificare se la loro sorte possa essere diversa? Si fa un bliz: il Sindaco, d’accordo con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio Marche (ma la parola “Paesaggio” andrebbe cancellata dalla definizione)  e con alcuni tecnici comunali, organizza l’abbattimento tenendo all’oscuro non solo i residenti e i portatori di interesse diffusi, ma anche gli Assessori all’Ambiente e al Verde urbano (ci hanno dichiarato che non sapevano nulla!!!).

Come riesce il sindaco ad ignorare le richieste di due note associazioni ambientaliste, del comitato di residenti del Centro Storico e di oltre 100 persone che scendono in piazza per chiedere la sospensione degli abbattimenti e la costituzione di un tavolo di lavoro tra i rappresentanti della società civile, la soprintendenza e il comune al fine di verificare la possibilità di salvaguardare i tigli e il valore storico, ambientale e sociale della piazza?

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Prima (lunedì 13), evita di incontrare i rappresentanti della Lupus in Fabula e del Comitato di residenti, uscendo da una porta secondaria del suo ufficio; poi  (mercoledì 15), la mattina successiva alla   manifestazione, rassicura i 22 cittadini recatisi nuovamente in comune e finalmente ricevuti in Sala della Concordia, che avrebbe valutato con i tecnici le richieste ricevute, ma solo due ore dopo si smentisce affermando,  con un comunicato stampa, che nulla sarebbe cambiato rispetto a quanto già deciso. Solo un tavolo di lavoro congiunto tra Comune, Soprintendenza e associazioni avrebbe potuto sciogliere ogni dubbio sul rischio di schianto degli alberi e sulla messa in sicurezza del cantiere, che ovviamente deve proseguire. Ora che gli alberi sono stati fatti a pezzi, mentre piccioni e merli si aggirano spauriti senza più una “casa” sui residui monconi di tronchi, la lotta per una gestione veramente partecipata del verde urbano è solo all’inizio. Andremo a verificare se ci sono responsabilità nell’aver danneggiato una parte piccola, ma significativa, del patrimonio vegetale pubblico e chiederemo un risarcimento con una compensazione adeguata per quanto sottratto alla collettività, ribadendo che 14 tigli di 60/70 anni non possono essere sostituiti con 28 alberi di 2/3 anni: ci vuole ben altro! E’ stato cambiato il volto ad una piazza, ne sono stati sconvolti il microclima e l’offerta di biodiversità: tutto questo ha un prezzo di cui la collettività prima o poi chiederà conto

Il vice presidente de La Lupus in Fabula Claudio Orazi

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