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di Gabriele Fraternali

La mappa che vedete rappresentata della provincia di Pesaro-Urbino è una visione del territorio dal mare Adriatico così come si presentava ai naviganti. La carta si rivolge a questi utenti e alle loro necessità di conoscenza dei luoghi, per sapere dove avvicinarsi per raggiungere città, paesi e centri abitati. In basso a destra è disegnato l’approdo naturale di Vallugola, tra Gabicce e Castel di Mezzo. Nella parte restante della costa le foci ad estuario sono luoghi dove le imbarcazioni possono avvicinarsi alla terraferma. I fiumi hanno un decorso rettificato per migliorare la leggibilità, a destra  la foce del Fiume Tavollo , confine tra il Ducato di Montefeltro e la Signoria dei Malatesta, oggi tra Marche ed Emilia-Romagna. Proseguendo ci sono due corsi d’acqua: l’Aventinello e l’Aventino, Il primo è oggi il torrente Ventena, attraversa San Giovanni in Marignano non figura sulla carta, il secondo nasce dalle pendici del Monte Atelio, e termina nel del Fiume Conca, rappresentato ma non nominato sulla carta. Oggi l’affluente si chiama Rio Ventena di Castelnuovo a monte e Rio Ventena di Gemmano dopo la confluenza con il Rio Burano. Sono disegnate delle interruzioni nei corsi d’acqua: sono i ponti storici, alcuni di epoca romana come quello sulla via Flaminia tra Cagli e Cantiano.

Siamo nel XIV secolo in un periodo climatico favorevole, le portate erano superiori all’attuale, il Metauro era navigabile nel medio basso corso, a Castel Durante, l’attuale Urbania dal 1636, erano state costruite delle chiuse nei pressi del Barco cinquecentesco per favorire la formazione di un lago dove i Duchi andavano a caccia. La parte alta della valle del Foglia, in colore verde, scorreva allora come oggi in Toscana, il territorio tra il Metro (Metauro) e l’Arzilla, in rosa, dove si trova Fano è un extraclave dello Stato della Chiesa. Il cartografo ha riportato il “Vallato del porto” o “Canale Albani” della lunghezza di circa 10 chilometri, progettato per motivi di difesa e idraulici, unico corso d’acqua dolce che arrivava in città.

Successivamente il canale venne utilizzato per alimentare mulini e nel secolo scorso si utilizzò il suo dislivello di 12,5 m. per scopi idroelettrici. Informazioni storiche ne riportano la presenza al 1612, altre alla fine del 500’, Le sue sponde rigogliose hanno favorito la crescita di una vegetazione evoluta, un viale alberato che arrivava in città, Il canale termina nel porto nei pressi della darsena Borghese e assicurava anche con la decantazione dei sedimenti prima del salto finale un naturale ricambio delle acque. Ora si pensa di intubarlo. Altre aree in rosa, molto circoscritte, sono unità amministrative isolate all’interno del Ducato appartenenti ad altre amministrazioni. Alla destra della confluenza nel mare Adriatico del Torrente Arzilla, il cartografo molto attento alla rete idrografica, riporta il Fosso Sejore che scende dalle pendici di Novilara e il Rio Genica, con i suoi tributari, dalla collina di Candellara (Candelara). La parte alta della mappa riporta le cime appenniniche. La Montagna di Cagli è l’attuale Monte Petrano, Monte Lirone è riconducibile al Nerone e Vacca Reccia è il territorio del circondario di Apecchio che era ed è stato fino a non molto tempo fa Diocesi di Città di Castello. Sulla sinistra di Cagli il Monte Aguto, attualmente Acuto e il Monte di Catria. La simbologia utilizzata per l’orografia è a mucchi di talpa, variabili per dimensioni. Anche i centri storici hanno disegni simbolici, alcuni di questi hanno cambiato nome come Tomba in Tavullia, nel 1940, il termine lo si rintraccia ancora in un quartiere di Pesaro (Tombaccia), e analogamente in una frazione di San Giovanni in Marignano e di Fano. Questo termine non ha attinenza con le aree cimiteriali ma con la morfologia del luogo. Il piccolo centro di Montelevecchie, un extraclave del comune di Tavullia, è stato ridenominato in Belvedere Fogliense nel 1922. Questo antico nome è ancora presente nella toponomastica viaria del piccolo centro. Urbino è baricentro della carta, la sua funzione politico/dirigenziale sul territorio è ben rappresentata. Sulla destra della città la scritta Zoccolanti è utilizzata per posizionare il convento dei frati cappuccini voluto dai Montefeltro dove è stata costruita la chiesa di San Bernardino con il mausoleo dei Duchi. Il cartografo ha ubicato anche lo storico toponimo di Gaìfa, dove si trova una Pieve storica, sulle pendici occidentali della Cesana tra Urbino e Fossombrone.

    La carta oltre a darci informazioni su un territorio ormai perduto nel tempo è un quadro, un dipinto, una rappresentazione di un paesaggio ricco di castelli, luoghi di culto, torri di guardia, frazioni e contrade, molte oggi perdute. spopolate e/o ridotte a ruderi: Metola, Guinza, Montedale, Castello della Pieve, diventato un albergo diffuso, dove il 4 ottobre 1301 fu deciso l’esilio di Dante Alighieri da Carlo di Valois e Corso Donati. Un paese ricco di storia e cultura testimoniato da borghi e insediamenti nell’area montana, ma spopolato nei fondivalle di basso corso, dove i fiumi fungevano da confini geografici ed erano aree marginali. Nel mare scorrevano le comunicazioni ed avevano nelle foci i punti di contatto con la popolazione della terraferma.

La carta è uno stralcio di quella che si trova presso la Biblioteca Apostolica Vaticana.

La mappa che vedete rappresentata della provincia di Pesaro-Urbino è una visione del territorio dal mare Adriatico così come si presentava ai naviganti. La carta si rivolge a questi utenti e alle loro necessità di conoscenza dei luoghi, per sapere dove avvicinarsi per raggiungere città, paesi e centri abitati. In basso a destra è disegnato l’approdo naturale di Vallugola, tra Gabicce e Castel di Mezzo.                Nella parte restante della costa le foci ad estuario sono luoghi dove le imbarcazioni possono avvicinarsi alla terraferma. I fiumi hanno un decorso rettificato per migliorare la leggibilità, a destra  la foce del Fiume Tavollo , confine tra il Ducato di Montefeltro e la Signoria dei Malatesta, oggi tra Marche ed Emilia-Romagna. Proseguendo ci sono due corsi d’acqua: l’Aventinello e l’Aventino, Il primo è oggi il torrente Ventena, attraversa San Giovanni in Marignano non figura sulla carta, il secondo nasce dalle pendici del Monte Atelio, e termina nel del Fiume Conca, rappresentato ma non nominato sulla carta. Oggi l’affluente si chiama Rio Ventena di Castelnuovo a monte e Rio Ventena di Gemmano dopo la confluenza con il Rio Burano. Sono disegnate delle interruzioni nei corsi d’acqua: sono i ponti storici, alcuni di epoca romana come quello sulla via Flaminia tra Cagli e Cantiano.

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Siamo nel XIV secolo in un periodo climatico favorevole, le portate erano superiori all’attuale, il Metauro era navigabile nel medio basso corso, a Castel Durante, l’attuale Urbania dal 1636, erano state costruite delle chiuse nei pressi del Barco cinquecentesco per favorire la formazione di un lago dove i Duchi andavano a caccia. La parte alta della valle del Foglia, in colore verde, scorreva allora come oggi in Toscana, il territorio tra il Metro (Metauro) e l’Arzilla, in rosa, dove si trova Fano è un extraclave dello Stato della Chiesa. Il cartografo ha riportato il “Vallato del porto” o “Canale Albani” della lunghezza di circa 10 chilometri, progettato per motivi di difesa e idraulici, unico corso d’acqua dolce che arrivava in città.

Successivamente il canale venne utilizzato per alimentare mulini e nel secolo scorso si utilizzò il suo dislivello di 12,5 m. per scopi idroelettrici. Informazioni storiche ne riportano la presenza al 1612, altre alla fine del 500’, Le sue sponde rigogliose hanno favorito la crescita di una vegetazione evoluta, un viale alberato che arrivava in città, Il canale termina nel porto nei pressi della darsena Borghese e assicurava anche con la decantazione dei sedimenti prima del salto finale un naturale ricambio delle acque. Ora si pensa di intubarlo. Altre aree in rosa, molto circoscritte, sono unità amministrative isolate all’interno del Ducato appartenenti ad altre amministrazioni. Alla destra della confluenza nel mare Adriatico del Torrente Arzilla, il cartografo molto attento alla rete idrografica, riporta il Fosso Sejore che scende dalle pendici di Novilara e il Rio Genica, con i suoi tributari, dalla collina di Candellara (Candelara),

La parte alta della mappa riporta le cime appenniniche. La Montagna di Cagli è l’attuale Monte Petrano, Monte Lirone è riconducibile al Nerone e Vacca Reccia è il territorio del circondario di Apecchio che era ed è stato fino a non molto tempo fa Diocesi di Città di Castello. Sulla sinistra di Cagli il Monte Aguto, attualmente Acuto e il Monte di Catria. La simbologia utilizzata per l’orografia è a mucchi di talpa, variabili per dimensioni. Anche i centri storici hanno disegni simbolici, alcuni di questi hanno cambiato nome come Tomba in Tavullia, nel 1940, il termine lo si rintraccia ancora in un quartiere di Pesaro (Tombaccia), e analogamente in una frazione di San Giovanni in Marignano e di Fano. Questo termine non ha attinenza con le aree cimiteriali ma con la morfologia del luogo. Il piccolo centro di Montelevecchie, un extraclave del comune di Tavullia, è stato ridenominato in Belvedere Fogliense nel 1922. Questo antico nome è ancora presente nella toponomastica viaria del piccolo centro. Urbino è baricentro della carta, la sua funzione politico/dirigenziale sul territorio è ben rappresentata. Sulla destra della città la scritta Zoccolanti è utilizzata per posizionare il convento dei frati cappuccini voluto dai Montefeltro dove è stata costruita la chiesa di San Bernardino con il mausoleo dei Duchi. Il cartografo ha ubicato anche lo storico toponimo di Gaìfa, dove si trova una Pieve storica, sulle pendici occidentali della Cesana tra Urbino e Fossombrone.

La carta oltre a darci informazioni su un territorio ormai perduto nel tempo è un quadro, un dipinto, una rappresentazione di un paesaggio ricco di castelli, luoghi di culto, torri di guardia, frazioni e contrade, molte oggi perdute. spopolate e/o ridotte a ruderi: Metola, Guinza, Montedale, Castello della Pieve, diventato un albergo diffuso, dove il 4 ottobre 1301 fu deciso l’esilio di Dante Alighieri da Carlo di Valois e Corso Donati. Un paese ricco di storia e cultura testimoniato da borghi e insediamenti nell’area montana, ma spopolato nei fondivalle di basso corso, dove i fiumi fungevano da confini geografici ed erano aree marginali. Nel mare scorrevano le comunicazioni ed avevano nelle foci i punti di contatto con la popolazione della terraferma. La carta è uno stralcio di quella che si trova presso la Biblioteca Apostolica Vaticana.

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