da Comitato Ciclovia del Metauro
Nel 2019 RFI ha pubblicato un “Atlante delle Green ways su linee FS – Dal disuso al riuso”. Nell’introduzione, i suoi massimi dirigenti hanno dimostrato una grande disponibilità a cedere un patrimonio ferroviario che da tempo non rientra nei programmi di una rete ferroviaria in continua evoluzione. Eccone alcuni stralci. “Non si può non considerare la crescente richiesta di contatto con la natura che la collettività esprime: per questo è opportuno aumentare la disponibilità dei percorsi per la bicicletta”. Per “suscitare l’interesse delle Amministrazioni locali a sviluppare nuovi percorsi ciclabili auspichiamo vengano considerate una risorsa per il territorio e che, da sedimi in disuso, possano trasformarsi in nuove infrastrutture di mobilità dolce”. Avendo la proprietà di numerose linee inutilizzabili, RFI “avverte tutta la responsabilità della loro conservazione e ne vuole proporre la valorizzazione attraverso la trasformazione in greenways”.
E inoltre, “Una cosa appare evidente: la trasformazione in greenways delle linee dismesse, oggi in bilico tra l’abbandono e la possibilità di rinascere a nuova vita, costituisce un’opportunità per la collettività”. In sintesi, RFI vuole continuare a liberarsi di sue linee in disuso e le potrebbe cedere facilmente agli Enti locali perché diventino piste ciclabili. Questo vale ancor di più per la Fano Urbino dopo che lo studio di fattibilità ha dimostrato che: il vecchio sedime non può ospitare un treno (o metropolitana); servirebbero “alternative progettuali”, cioè un nuovo percorso; bisognerebbe trovare una sede alternativa a una nuova linea ferrata tra Fano e Urbino; lungo i binari abbandonati da circa 40 anni può nascere una ciclovia utile per la mobilità quotidiana e il rilancio turistico dell’entroterra. RFI ha già consentito decine di volte la trasformazione di sue linea abbandonate in piste ciclabili; ora nella valle del Metauro non ci sono più scuse o appigli ideologici, anche perché quattro dei sette Comuni interessati sono pronti a fare la loro porzione di ciclovia perché, oltre a migliorare la sicurezza stradale, valorizzano turisticamente il loro territorio.






















