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Francesco Panaroni

Botta e risposta in Consiglio Regionale sul tema della sicurezza e del degrado della stazione ferroviaria di Fano, con l’interrogazione presentata dalla consigliera Marta Ruggeri (M5S) che ha di nuovo acceso i riflettori in Regioni, oltre agli atti da noi presentati in consiglio comunale, su una situazione ormai insostenibile, ma a far discutere è soprattutto la replica dell’assessore alle Infrastrutture Francesco Baldelli. Una risposta evanescente e del tutto priva di impegni concreti, in perfetta continuità con le promesse finora sbandierate dal sindaco di Fano. Mentre le istituzioni minimizzano, la realtà quotidiana descritta dai pendolari e dai cittadini fanesi parla di una stazione di serie B, dimenticata dalla politica regionale e locale.

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Ecco i nodi principali:
– Sicurezza a bordo e in stazione: un miraggio.
Il primo grande tema sul tavolo è la sicurezza dei passeggeri e del personale di bordo. Nonostante i proclami, nelle fasce orarie più a rischio ( la sera, la mattina presto e nei giorni prefestivi ) la presenza di forze dell’ordine o di agenti di FS Security sui treni regionali è praticamente nulla, contrariamente alle fasce diurne. Una condizione di forte vulnerabilità che espone quotidianamente viaggiatori e capitreno a potenziali aggressioni, un problema che né l’assessore Baldelli né il primo cittadino fanese sembrano voler prendere sul serio.
– Marciapiedi “killer” e fuori norma.
C’è poi la questione strutturale, legata all’incolumità fisica di chi aspetta il treno. I marciapiedi dei binari 1 e 2 rappresentano un pericolo costante e indefinito; qui i treni in transito raggiungono velocità fino a 200 km/h, spesso in contemporanea e la turbolenza generata dallo spostamento d’aria è tale da spingere pericolosamente i viaggiatori, tra cui anziani e bambini, verso i binari. Inoltre, i marciapiedi dei binari 1, 2 e 3 risultano “fuorilegge” rispetto alle Specifiche Tecniche di Interoperabilità Europee, che impongono un’altezza minima di 55 centimetri dal piano dei binari per garantire un accesso a raso sui treni di nuova generazione per le persone a ridotta mobilità. A Fano la banchina è troppo bassa; per salire o scendere dal treno bisogna arrampicarsi, rischiando gravi infortuni. Un paradosso, se si pensa che quasi tutte le altre stazioni della linea Adriatica marchigiana (comprese Jesi, Chiaravalle e persino Castelferretti!) sono state adeguate da anni. Per Fano, invece, si registrano solo risibili interventi di facciata.
– Servizi azzerati. Biglietteria a mezzo servizio e schiaffo ai disabili.
I disagi non finiscono qui. Fano, terza città delle Marche per popolazione, si ritrova con una biglietteria aperta solo al mattino ( dalle 6,20 alle 13,10). I 60 mila residenti sono così privati di un servizio essenziale nel pomeriggio, costretti a spostarsi fino a Pesaro anche solo per acquistare un biglietto complesso o ricevere assistenza.
– Ancora più drammatica la situazione per il servizio disabili. 
La stazione di Fano è totalmente priva di assistenza per le persone a mobilità ridotta. Chi ha una disabilità è costretto a partire o scendere alla stazione di Pesaro, l’unica della zona opportunamente attrezzata. Un’assenza di risposte che rasenta la discriminazione.
– Assenza di tettoia riservata al servizio taxi.
L’idea di sviluppo ferroviario dell’assessore Baldelli e del sindaco di Fano è ormai chiarissima; poca sicurezza, zero servizi e promesse vuote. Basti pensare alla sbandierata ferrovia Fano-Urbino e al famoso “anello ferroviario”; per ora l’unica cosa che si è vista è un trenino locale tra Pergola e Fabriano, una sgradita illusione per chi sperava in una vera rinascita per la città e per la vallata del Metauro.
Francesco Panaroni
consigliere comunale m5s Fano

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