“Le nuove Linee guida per la programmazione della rete scolastica e dell’offerta formativa per il triennio 2027-2030 segnano un cambio di approccio importante. Pur nel rispetto dei vincoli imposti dalla normativa nazionale e dalla riforma prevista dal Pnrr, la Regione Marche continua a scegliere di mettere al centro i territori, le comunità e il valore sociale della scuola. Negli ultimi tre anni le Marche hanno già subito la soppressione di 21 autonomie scolastiche a causa del calo demografico e dei criteri nazionali di dimensionamento. Per questo era fondamentale dotarsi di linee guida capaci di introdurre principi chiari di tutela, riconoscendo il ruolo strategico dei presìdi scolastici nelle aree interne, montane e del cratere sismico”. Queste le dichiarazioni del consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Silvia Luconi, relatrice di maggioranza dell’atto approvato dall’Assemblea legislativa.
“La scuola non è soltanto un servizio pubblico, soprattutto nei piccoli comuni rappresenta un elemento di coesione sociale e una leva decisiva per contrastare lo spopolamento. Il documento individua un percorso che privilegia la continuità didattica e istituzionale, tutela le istituzioni scolastiche del primo ciclo nei territori più fragili, evita, salvo casi eccezionali e sempre ascoltando e concordando con territori e scuole, nuove fusioni di scuole già interessate da precedenti accorpamenti, a meno che i territori e le scuole di riferimento non chiedano eventuali aggiustamenti per trovare una sintesi che rispetti il personale scolastico, eviti la perdita di iscrizioni, potenzi eventuali investimenti strutturali fatti sugli istituti e ascolti anche le famiglie, ponendo al centro anche la sostenibilità logistica, l’accessibilità e la qualità dell’offerta formativa. Nel corso dell’esame in Commissione abbiamo inoltre rafforzato ulteriormente il testo, introducendo principi destinati a rendere la programmazione della rete scolastica ancora più equilibrata e condivisa. Tra le modifiche più significative abbiamo inserito l’esplicito richiamo alla necessità di aprire sempre un confronto con i territori interessati qualora gli accorpamenti siano conseguenza delle disposizioni nazionali, così da individuare soluzioni condivise che riducano le criticità organizzative e valorizzino le peculiarità di ogni istituto. E questo grazie a un mio emendamento votato all’unanimità”, prosegue Luconi.
“Abbiamo inoltre voluto rafforzare il riferimento alle aree del cratere sismico e ai territori interni, che devono continuare a beneficiare di strumenti di salvaguardia e, quando consentito dalla normativa, di deroghe che permettano di mantenere vivi i territori e valorizzare gli importanti investimenti effettuati negli edifici scolastici dopo il terremoto. È stato poi introdotto un criterio orientativo che invita a evitare istituti eccessivamente grandi, assumendo come parametro di attenzione la soglia dei 1.500 studenti, così da garantire una governance più efficace e una migliore qualità dell’azione educativa. Le Linee guida rafforzano inoltre i criteri relativi alla sostenibilità organizzativa, alla continuità della dirigenza scolastica e del personale amministrativo, alla valutazione dei tempi di percorrenza e dell’accessibilità dei plessi, affinché ogni decisione tenga realmente conto delle condizioni dei territori e delle esigenze delle famiglie. Un altro aspetto qualificante è la valorizzazione dei poli scolastici, concepiti come strumenti per integrare percorsi formativi omogenei, ottimizzare le risorse disponibili, rafforzare il collegamento tra scuola e sistema produttivo e prevenire inutili duplicazioni dell’offerta formativa. La Regione – conclude Luconi – non può modificare i parametri fissati dallo Stato, ma può governare questo processo con equilibrio, responsabilità e una profonda conoscenza del territorio. L’obiettivo è fare in modo che ogni scelta futura tenga conto non soltanto dei numeri, ma soprattutto delle persone, delle famiglie e delle comunità locali. Investire sulla scuola significa investire sul futuro delle Marche, sulla tenuta delle aree interne e sulla vitalità dei nostri comuni”.





















